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Ricciardi: «I sindaci paghino il conto»

Ricciardi: «I sindaci paghino il conto»

Nel 2005 il Gruppo Fermet dell’imprenditore massese Alberto Ricciardi era una delle aziende-top della Provincia. Il mercato è cambiato: chi prima faceva soldi rottamando carcasse ferrose adesso non...

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Nel 2005 il Gruppo Fermet dell’imprenditore massese Alberto Ricciardi era una delle aziende-top della Provincia. Il mercato è cambiato: chi prima faceva soldi rottamando carcasse ferrose adesso non li fa più. Viene però da chiedersi come andrebbero oggi gli affari a Ricciardi – «L’azienda è ferma, come l’attività di tutte le controllate» dice – se la sua macchina produttiva non si fosse inceppata all’altezza dell’ingranaggio bonifiche. Almeno tre sono i capitoli sul tema nella storia d’impresa di Fermet: il progetto nell’area Bario, la querelle al Casellotto, l’imprevisto nell’ex Italcementi che Fermet si era comprata. «Quest’ultimo – descrive Ricciardi – è un caso emblematico. L’area ex Italcementi è pulita ma c’è un pozzo che devo bonificare anche se non lo utilizzo: è inquinato da cromo esavalente. Non posso farlo. Come faccio a bonificare il pozzo avendo a fianco, sul lato destro della mia area, la collinetta della ex Ferroleghe da cui arriva il cromo esavalente?».

Anche Omya aveva un problema simile (una falda inquinata da cromo esavalente che proveniva dalla ex Ferroleghe) e ha risolto creando una barriera idraulica che capta l’inquinamento. «Non posso farlo, rispetto alla sorgente – dice – sono in una posizione differente rispetto allo stabilimento Omya e sarebbe inutile». «Bisognerebbe presentare il conto – aggiunge – a quei due sindaci, di Massa (Roberto Pucci, ndr) e di Carrara (Lucio Segnanini, ndr), che quando la nostra provincia venne inserita nel Sin (1999, ndr) pensarono di infilarci più mq possibile per arraffare più finanziamenti». Peccato che Roma non sia stata così generosa (o avrà mangiato la foglia?). (g.m.)

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