Il Tirreno

La Spezia con Massa? Se le nuove regioni mescolano la storia

di Federico Ricci

La Società Geografica ridisegna le province e mette assieme il territorio da Livorno alle Cinque Terre. Facendo discutere

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MASSA. Una nuova regione che va dalle Cinque Terre sino alla costa labronica (staccando La Spezia dalla Liguria?) Sì, no, forse. I giudizi sono davvero variegati su questa nuova visione amministrativa proposta dallo studio della Società geografica italiana su richiesta del ministero degli affari regionali.

In pratica i geografi italiani ridisegnano un'Italia senza le province e cancellando gli attuali confini fra Regioni. Sostituendo ad esse 35/40 nuove aree "autosufficienti" (regioni) che "funzionano" grazie ai loro sistemi metropolitani e alle infrastrutture a disposizione. E in questo disegno la provincia della Spezia sarebbe unita con Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno. Difficile predire se questa proposta avrà un futuro, se lo studio dei geografi troverà attuazione. Certo, a vedere come sono naufragate le recenti (e contestate) ipotesi di ridurre il numero di province con accorpamenti e fusioni, la proposta della societa di geografia ha poche chance.Ma mai dire mai.

Spezzini con massesi? Un ossimoro un tempo, e oggi? Il dibattito è caldo e nei luoghi pubblici di confine fra Liguria e Toscana la discussione c'è eccome. Anche perché di stare con Genova (per tanti versi matrigna) forse a Levante non ne hanno più tanta voglia. Per capire un po' di più come stanno le cose abbiamo interpellato alcuni personaggi noti.

«È naturale che La Spezia entri nel dipartimento dell'Alto Tirreno – dice convinto Marco Ferrari, giornalista, scrittore, sceneggiatore e autore radiotelevisivo presidente dell'Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia, presidente della Mediateca regionale ligure –. Il nostro interscambio è tutto sulla linea tirrenica: si va all’università a Pisa, si va a ballare in Versilia, ci si cura in Toscana, per nostra fortuna, perchè la sanità spezzina è un disastro. Le infrastutture sono le stesse e l’integrazione tra La Spezia e Massa-Carrara è totale. Basta pensare alla Lunigiana: per raggiungerla via autostrada, strada o ferrovia è necessario passare dall’attuale provincia della Spezia. I lunigianesi hanno una tendenza storica a considerare Spezia (senza articolo) il loro riferimento naturale».

«Mi è capitato l’altro giorno di seguire una strada che da Beverino conduce a Santo Stefano – prosegue Ferrari – . Pensate ho cambiato cinque volte regione! È un po' una follia dividere in questo modo un territorio omogeneo. Anche dal punto vista etnico, gli apuo-lunensi, che vanno da Spezia a Forte dei Marmi, sono un'etnia a parte, né liguri né toscani. Genova matrigna non è un nomignolo qualunque, è una mortificazione che tocca tutti i settori, dalla sanità alla cultura. La Regione Liguria spende molto di più in sanità per un genovese che per uno spezzino. Dunque meglio ridire con i toscani che piangere con i genovesi!».

Sulla sponda diametralmente opposta un’altro scrittore spezzino (lericino, per la precisione): Marco Buticchi, il quale, lo ricordiamo, è il primo e unico autore italiano incluso nella prestigiosa collana di Longanesi I Maestri dell'Avventura, insieme a calibri come Wilbur Smith, Patrick O'Brian e Clive Cussler.

«Senza voler nulla togliere alla Toscana, sono ligure e tale mi sento – annuncia secco –. Lo sono almeno da 500 anni, da quando i genovesi conquistarono la mia Lerici a suon di arrembaggi di galee. Ma forse lo eravamo anche prima dell'assalto finale: quest'angolo di terra di confine venne ceduta ai pisani (e rimase pochi anni in mani toscane) per "sole" 28 lire lucchesi. Insomma non ho grande fiducia nelle eccelse menti che, preso righello e compasso, ritracciano secoli di storia e millenni di civiltà e abitudini seguendo logiche che di comprensibile hanno poco». «Penso –prosegue Buticchi – che prima di cambiare i connotati alla popolazione, questa si debba democraticamente esprimere. I tempi delle ri-definizioni dei confini sono finiti da un pezzo: in concomitanza o quasi della fine dei due conflitti mondiali dello scorso secolo. Non vorrei che i nuovi soloni della geografia si stessero organizzando per fare altrettanti danni».

Su una via più interlocutoria il senatore (Pd) Massimo Caleo, già sindaco di Sarzana e presidente del Parco Montemarcello Magra. «La definizione di questo progetto, che dovrà essere partecipato dal cittadino, dovrà evidenziare legami culturali, economici ,vantaggi dal punto di vista della mobilità e dei trasporti. Ma soprattutto un'affinità elettiva tra le popolazioni residenti. Conosco molto bene quelle zone e dico che quelle condizioni che prima citavo potrebbero anche esserci. Comunque il progetto è interessante e quanto meno farà discutere di altro rispetto alla politica romana".

E i toscani che dicono? Alessandro Volpi, sindaco di Massa, ma anche docente di Storia contemporanea all’università di Pisa, non nasconde un qualche scetticismo. «Diciamocelo:faccio fatica a pensare Massa Carrara con La Spezia. Vero, la storia di territori confinanti è spesso intrecciata e ci sono studiosi seri come Manfredo Giuliano che hanno approfondito le profonde relazioni fra la Lunigiana e lo Spezzino, ma i legami storici della Spezia con Genova sono forti, innegabili...».

Piuttosto, dice ancora il sindaco-studioso, «si dovrebbe puntare su macro-regioni, piuttosto che su maxi province come quelle proposte dalla Società geografica. Cioè, io credo più a un riordino del territorio come quello delineato anni fa da uno studio della Fondazione Agnelli centrato su aree più vaste e tuttavia omogenee. Unendo la Toscana a Umbria,Marche ed Emilia....

La discussione è appena cominciata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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