Tra retate e lustrini ecco le lunghe notti di prostitute e trans
Una sera con i carabinieri per scoprire il sesso a pagamento La pattuglia porta tutti in caserma, ma loro poi ritornano
MASSA. Sono giovani, romene o albanesi, e tutte le notti le trovi sul lungomare poco vestite e con scarpe dai tacchi altissimi. Sono tante, più di una quarantina. Quanto basta per essere un problema per residenti e turisti di Marina. Perché? Sono prostitute. E chi non se le vuole trovare sotto casa o dietro l’angolo scrive esposti a questura e carabinieri per chiedere che vengano mandate via. Cosa che viene puntualmente fatta, ma la tregua dura poche ore perché poi le lucciole tornano. Anche perché la domanda di prestazioni sessuali a pagamento non conosce crisi.
Il picco naturalmente è nei fine settimana. Ed è tra venerdì e domenica che le forze dell’ordine colpiscono: fermando le ragazze (e i trans), portandole in caserma e identificandole. Il Tirreno la scorsa notte ha seguito il pattuglione dei carabinieri dalle 23 alle 3 del mattino per documentare una guerra senza fine che si combatte con le armi spuntate. Mentre, alle spalle di queste povere schiave a luci rosse, c’è chi si arricchisce.
Ma veniamo alla notte sul lungomare in compagnia dell’Arma. Si parte alle 23: davanti i militari in borghese, dietro i colleghi in divisa. Due donne graduate hanno il compito di parlare con le ragazze e di annunciare loro che devono seguirle sul cellulare perché devono essere fotosegnalate. Le più giovani cercano di evitare la schedatura, le più anziane invece hanno un’espressione annoiata e obbediscono all’ordine svogliatamente. La prima a finire nel furgone dei carabinieri è una ventenne albanese fasciata in un tubino rosso: vede le luci blu della colonna (due motociclette, due auto), ma non fa nulla per svicolare. Tanto sa benissimo che è inutile. Una sua collega romena ci prova, ma viene raggiunta pochi metri più in là. «Lasciatemi lavorare, devo mandare i soldi a casa», dice in un italiano imparato sulla strada. L’ufficiale dell’Arma controlla da lontano quello che fanno le carabiniere e poi invita le lucciole a salire sul furgone. In pochi minuti, e senza troppa confusione, le due signorine dell’est sono inghiottite dietro al portellone. Ma non vengono portate subito alla Plava, prima c’è da riempirlo. E così la carovana anti prostituzione taglia la notte e si ferma dove c’è chi vende il suo corpo: davanti al Beach quella segnalata dall’avamposto in borghese ha trovato il cliente e quindi si è imboscata. La fermeranno più tardi. Basta fare ottocento metri ed ecco che altre due albanesi sono in attesa di uomini col portafoglio gonfio. La loro amica lo ha trovato, ma l’affare lo faranno sfumare quelli in abiti civili: vanno dietro ai cespugli, bussano al finestrino dell’utilitaria del cliente e lo denunciano per atti osceni. Prima vera vittima di una lunga serata che è appena iniziata. Lui protesta, ma neppure vivacemente, sa che i problemi arriveranno quando la notifica arriverà a casa. Dove c’è una moglie e probabilmente dei figli. Sul furgone salgono tutte e tre e chi lo guida comincia ad avere dei problemi: le lucciole sono profumatissime e siccome dietro non ci sono finestrini praticamente l’odore gli toglie il respiro. Ma si può andare in caserma. Passeranno tutta la notte negli uffici della Plava le ragazze, addio nottata di lavoro. Di tanto in tanto capita, fa parte degli imprevisti del mestiere.
Intanto alla pattuglia si avvicina un egiziano, visibilmente alticcio, controllano che non abbia precedenti e una volta che la banca dati svela che non ha pendenze lo lasciano andare imponendogli però di salire sulla bici. «Altrimenti dobbiamo sequestrarla». L’ufficiale dice che bisogna andare in via Verdi, dove ci sono i transessuali. I carabinieri in borghese fanno da staffetta e chiamano i rinforzi: i viado quando temono che perderanno ore e ore di lavoro vanno su tutte le furie e cominciano a menare, servono perciò i militari più prestanti fisicamente per reggere l’urto. Alla fine non ci sono scazzottate, ma tre trans vengono caricati nel furgone e fotosegnalati come le colleghe. Il primo è subito all’inizio della strada: c’è un cliente con lui, ma si è appena rivestito e quindi non può scattare la denuncia per atti osceni. Ha gli occhi lucidi e al motorino fa fare un pericoloso zig-zag. Viene identificato, ma non ci sono provvedimenti. Poco più in là un altro brasiliano: è alto quasi due metri coi tacchi, ha il 45 di piedi e un accenno di barba. Eppure c’è chi lo cerca. Sale sull’automezzo senza troppi problemi. Così come il viado vestito da gran sera che aspetta sulla sua Ypsilon in uno spiazzo. Prende la borsa, chiude la vettura e quando apre il portellone del furgone riconosce l’amico e lo abbraccia. Sembra stia andando in vacanza. Invece pure lui finisce alla Plava. (d.d.)
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