Il Tirreno

«La Walton non ha il 34% dei beni di Vinca»

Ricerca storica di alcuni appartenenti alla Comunione dei beni sociali: «Ha solo diritti di concessione»

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FIVIZZANO. La Walton Carrara e successori non avrebbe il 34 per cento delle quote della Comunione dei beni sociali di Vinca, ma solo una percentuale di poco superiore allo zero; non solo, anche questa minuscola proprietà sarebbe illegittima. E’ questo il risultato di una ricerca storica affidata da alcuni appartenenti alla Comunione di Vinca (la compagine formata dalle famiglie di Vinca, proprietaria fra l’altro delle cave del versante fivizzanese) ad uno storico esperto, che ha recuperato atti e rogiti dalla fine dell’800 ai giorni nostri. La ricostruzione storica, sulla base degli atti mostrati ai cronisti, ricostruisce che nel 1924 si costituisce una società in cui da un lato la Walton Gooddy e Cripps, dall’altro la Figaia e Dell’Amico e altre aziende carraresi conferiscono i loro beni; la Walton Gooddy e Cripps conferisce i diritti ad escavare nel sottosuolo dei “Monti bassi e monti alti” fivizzanesi; nel 1931 la nuova società, “Walton Gooddy Cripps Figaia e Dell’Amico” si scioglie, ognuno riprende in carico i propri beni. Dopo un paio d’anni vi è il fallimento della Walton Gooddy e Cripps, all’asta del 1933 l’Istituto Italiano di Credito Marittimo acquisisce all’asta fallimentare le sue ex concessioni - in affitto si fa notare - e non piena proprietà, anche perché sulla base dello statuto settecentesco della Comunione dei beni sociali di Vinca, le quote sono alienabili solo fra famiglie del paese, e non a società terze. Nel 1934 la Walton Carrara e successori acquista dall’Istituto di Credito Marittimo i diritti di affitto di Vinca, in pratica le concessioni per escavare nei vari mappali e particelle. Si c hiedono quindi gli appartenenti alla Comunione che hanno recuperato questi rogiti e ricostruito i vari passaggi: «Come è possibile che in assemblea la Walton sostenga di detenere il 34% della proprietà? All’asta fallimentare si è aggiudicata dei diritti concessori, non delle quote di proprietà, quote che non poteva acquisire a base di statuto. Nel 1942 - aggiungono - per altre strade acquistò i 3- 96esimi dello stipite n. 33 e i 41- 375esimi dello stipite 316, ma rapportati alle 500mila parti in cui sono suddivisi i beni, siamo allo 0 virgola 0 e poco più, e anche su questa proprietà infinitesimale è aperto un contenzioso in Cassazione». Insomma, questo 34% sarebbe illegittimo o addirittura, sostengono questi appartenenti alla Comunione, «inesistente». Un 34% non avvalorato da alcun documento ufficiale, aggiungono, ma che ha permesso di dettare legge in assemblea e di percepire il 34 per cento degli utili. La documentazione storica, assicurano i vinchesi che hanno promosso la ricerca, è già all’attenzione della magistratura, a cui è stato chiesto ufficialmente di verificare la quantità e la qualità delle quote in possesso della Walton e successori. E un invito anche all’amministrazione comunale: ma perché a sua volta non controlla come stanno davvero le cose? (m.b.)

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