Il Tirreno

Una task force per proteggere le donne

di Manuela D'Angelo

La Prefettura rilancia anche la necessità di aprire un centro anti violenza e una casa rifugio per chi è in difficoltà

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MASSA. Una task force che operi sulla prevenzione, la protezione e il sostegno delle donne che subiscono violenze, la diffusione di una nuova cultura che vada contro la violenza di genere tra le giovani generazioni, con progetti che coinvolgano tutte le scuole della provincia di ogni ordine e grado; una più approfondita formazione del personale di polizia chiamato a trattare i casi di violenza, un centro anti violenza nella città di Massa e una casa rifugio per donne in difficoltà che le accolga da tutta la provincia. Sono questi i punti focali del progetto contro la violenza di genere messo in piedi lunedì mattina in Prefettura dal tavolo degli enti locali e delle associazioni, chiamate a discutere di una vera e propria piaga sociale, il giorno dopo l'ultimo episodio di violenza, sfociato in omicidio avvenuto a Massa.

La Prefettura di Massa Carrara, da anni capofila nei progetti dedicati a questa emergenza, ha riunito il tavolo proprio il giorno dopo l'omicidio di Cristina Biagi, morta per mano del marito geloso, da cui voleva divorziare e da cui aveva cercato di difendersi più volte, presentando due denunce alle forze di polizia, registrando le minacce di morte per lei e le figlie, rifugiandosi a casa dei genitori materni, per non dover più subire i suoi attacchi d'ira. Sembrava convocato appositamente per discutere dell'ultimo terribile episodio di femminicidio, ma il tavolo in realtà era già stato concordato tempo prima: purtroppo, però, ha avuto un sapore del tutto diverso da quello previsto, perché la morte di una giovane madre, oggetto di ripetute violenze fisiche e verbali, pesava su tutti i partecipanti. A parlare oggi è il viceprefetto Anna Mitrano: «Protezione e sostegno- dice la vicaria- sono le parole chiave che devono muovere ogni nostro progetto, ma non basta, anzi, la vera sfida sta nella prevenzione degli atti di violenza nei confronti delle donne, come degli omosessuali, o dei deboli in generale. Quella della violenza è una piaga trasversale che colpisce ogni fascia sociale, senza alcuna distinzione di età, razza o reddito. Occorre una costante attenzione degli organi di governo; dal Ministero arrivano quotidianamente nuovi impulsi, Alfano ha dettato le linee programmatiche per il contrasto alla violenza urbana, si parla di rafforzare le norme sullo stalking e di aiutare gli enti locali, anche economicamente, con finanziamenti mirati per progetti anti violenza di genere. Ma solo le leggi non bastano. Occorre insegnare ai giovani maschi nelle scuole come si trattano le donne, occorre sensibilizzare tutti gli studenti nei confronti delle fasce deboli, educarli alla non violenza, per farli crescere uomini e donne migliori. Per questo abbiamo pensato a vere e proprie "lezioni" in classe, che coinvolgano gli istituti della provincia di ogni ordine e grado. C'è poi il contrasto del fenomeno per il quale dobbiamo affidarci agli operatori di polizia. Occorre una nuova formazione, per imparare a trattare al meglio i casi di violenza. Infine abbiamo in programma la creazione di un centro anti violenza e di una casa rifugio per donne in difficoltà, ma occorrono soldi; dobbiamo aspettare finanziamenti europei o nazionali».

«Noi possiamo reprimere, possiamo punire, ma abbiamo bisogno di una rete al di fuori di quella delle forze di polizia, che aiuti le donne a salvarsi dalle violenze e a proteggersi da chi gli fa del male». Sono parole che arrivano dritte al punto quelle del Pm Alessandra Conforti, una donna magistrato costretta, mai come in questi ultimi anni, ad occuparsi di centinaia di casi di maltrattamenti e stalking nei confronti di donne. A margine della riunione sulla violenza di genere a cui ha partecipato in rappresentanza della Procura, la Conforti ha specificato: «Le pratiche che mi passano davanti, di donne maltrattate, che chiedono aiuto perché il compagno le ha picchiate, o minacciate, o perché sono tormentate al telefono, o seguite per strada, saranno circa 20 al mese, una enormità; c'è grande bisogno di un aiuto esterno che arrivi prima di noi, che prevenga la denuncia in sé per sé, perché da soli non possiamo farcela».

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