Italia
Ebbro al volante minacciò i carabinieri: assolto
CARRARA. Il giudice, in fase dibattimentale, è stato costretto, per mancanza della lista testi ad assolvere con formula piena un cittadino indagato per guida in stato di ebbrezza, violenza,...
CARRARA. Il giudice, in fase dibattimentale, è stato costretto, per mancanza della lista testi ad assolvere con formula piena un cittadino indagato per guida in stato di ebbrezza, violenza, resistenza, minacce ed oltraggio a pubblico ufficiale e procurato allarme. Il tutto – fa sapere una nota dei carabinieri – perché non è stato possibile sentire i testimoni. Un disguido. Quello «che in gergo tecnico potrebbe chiamarsi corto circuito giudiziario».
I fatti, così ricostruiti dai carabinieri, risalivano al 2011: i carabinieri fermarono, per controlli, un’autovettura che viaggiava a velocità sostenuta nel centro di Carrara. Da subito, appena sceso, il conducente dell’autovettura fuoristra, è apparso in stato di ebbrezza alcolica e si mostrava nervoso.
Dopo aver effettuato la prima prova con l’etilometro (1,61 g/l quindi superiore ad 1,5 g/l che è i limite massimo per la confisca del mezzo), si era poi sottratto alla seconda prova. Nel corso delle operazioni dei militari, impegnati a verbalizzare le infrazioni e sequestrare l’autoveicolo, il cittadino aveva proferito minacce e parolacce nei confronti dei militari. E poi, una volta in caserma negli uffici di via chiesa, aveva telefonato al 113 per dire che era stato picchiato dai carabinieri. Gli agenti della polizia giunti in caserma avevano constatato che si trattava di un cittadino in stato di abbrezza al quale i carabinieri stavano elevando contravvenzioni al codice della strada. Gli agenti del commissariato verificarono che l’uomo non aveva alcun segno di violenza.Nella nota dei carabinieri, esprimono «il sentimento di sconforto e di umiliazione dei militari, impegnati giorno e notte affinché gli automobilisti non guidino ubriachi, a forte velocità, falciando vite di onesti cittadini».«Ogni giorno chi dirige i carabinieri a credere sempre e comunque nel proprio mandato: fare il proprio dovere, intervenire in caso di necessità dei cittadini, sprezzare il pericolo, affrontare rischi e responsabilità che nessuno vorrebbe prendersi. Questa è la nostra missione, la missione di tutte le forze dell’ordine, al di là di corto circuiti o di anomalie del sistema».
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