Il Tirreno

Vendetta lunga 25 minuti Ecco il percorso del killer

Vendetta lunga 25 minuti Ecco il percorso del killer

La notte insonne a scrivere su Facebook, la Clio della sorella e la faccia stravolta Alle 12.55 in via Pontremoli la fuga del presunto rivale: sembra un poligono di tiro

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MARINA DI MASSA. Sabato notte Marco Loiola, operaio quarantenne, si addormenta tardi. Deve aver rimuginato parecchio su quello che avrebbe dovuto fare il giorno dopo, soprattutto dopo aver rivisto le figlie Mayla e Noemia quella festa di famiglia. Una volta a casa ha scritto quello che viene definito il suo testamento su Facebook e poi se ne è andato a letto. Poche ore di sonno. Aveva già sotto casa l’auto intestata alla sorella, la Clio nera che ha utilizzato per raggiungere via Fosdinovo prima e il lungomare poi. Quei venticinque minuti di ordinaria follia che stravolgeranno le loro esistenze sono indelebili nella sua testa.

Ore 12.55. Loiola arriva in via Pontremoli, la Clio procede ad andatura normale. Forse scende - ma non ci sono certezze - e guarda dentro al bar Il Lago se c’è Salvatore Galdiero. Se lo ha fatto è stato rapido e soprattutto discreto. «Non abbiamo visto nessuno con la pistola», ha detto ieri il titolare del locale. L’operaio mentre dà un’occhiata ai tavolini da fuori intravede Salvatore sulla bici, risale in auto e gli va dietro lungo via Pontremoli. Mette la pistola fuori dal finestrino ed esplode il primo colpo mentre la vettura è in movimento. Ferisce il presunto rivale a una gamba e ne blocca di fatto la fuga. Galdiero continua a pedalare, ma praticamente non riesce a fare più di pochi metri: Loiola scende dalla Clio e spara, spara, spara. Salvatore viene raggiunto una prima volta alla schiena, cade ma si rialza e gira verso via Fosdinovo di corsa. La strada sembra un poligono di tiro. Galdiero viene colpito a un braccio e mentre cerca di rifugiarsi nel cortile di una palazzina un proiettile gli trapassa la trachea e quello successivo ancora alla schiena. È immobile, probabilmente svenuto. Loiola lo crede morto, torna indietro per via Fosdinovo e risale in auto. Mette in moto e piomba sul lungomare.

Ore 13.15. In viale Amerigo Vespucci Marco arriva stravolto, trema, è completamente zuppo di sudore. Chi lo vede lo descrive come catatonico, come se avesse assunto dei farmaci, dell’alcol o altro per anestetizzarsi e andare fino in fondo al suo piano di morte. Entra in spiaggia, spaventa i bagnanti ed esce immediatamente camminando senza guardare in faccia nessuno in direzione del Lorens. Non spara, ma la pistola la vedono tutti.

Ore 13.20. Entra nel ristorante, ma prima nasconde l’arma. O almeno Cristina non la scorge. La donna capisce però che le minacce che le aveva fatto si stanno per trasformare nei suoi ultimi istanti. Scappa dietro al bancone, quasi a cercare una tana. Lui con calma la raggiunge. Non ha pietà neppure della figlia della proprietaria del locale che sta vedendo tutto: preme il grilletto a una decina di centimetri da sua moglie, che si è rannicchiata in posizione fetale. Mandibola, gola e ascella. Le devasta il volto, come si fa con una fotografia di una persona che si vuole cancellare per sempre.

Ore 13.25. Marco Laiola voleva raggiungere le figlie per ucciderle. Ma ci ripensa e decide che la sua pazzia deve finire in quel momento. Bum.

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