Il Tirreno

«La loro storia d’amore e nata e morta qui»

«La loro storia d’amore e nata e morta qui»

Parla la titolare del ristorante Lorens: non dite che Cristina aveva un amante Elisabetta pensa alla figlia: «Ha visto Marco sparare contro la moglie»

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MASSA. «Ho visto nascere qui il loro amore e qui li ho visti morire entrambi». È di una dolcezza infinita il racconto di Elisabetta Bellucci, titolare del bar ristorante in cui lavorava come stagionale Cristina Biagi, uccisa da tre colpi di pistola, sparati dal marito Marco Loiola domenica all’ora di pranzo. «Lei aveva diciassette anni quando si sono conosciuti qui nel mio bar- continua la donna-; era una bambina e lui un bel giovanotto, si sono innamorati, si sono sposati, hanno avuto due figlie, sono stati 16 anni insieme. Ed erano sempre qui: quante cene, quanti compleanni, quante feste. Cristina era la mia amica, ma anche a Marco volevo bene perché era buono, ma tanto pieno di rabbia».

Il Lorens da domenica è chiuso per lutto: davanti al locale fiori, candele e messaggi. Elisabetta Bellucci non aveva voluto parlare con nessuno dopo che Marco aveva sparato all'amica dietro al bancone del bar e poi si era tolto la vita sul Lungomare, ma oggi vuole dire la verità su questi due ragazzi e sul loro amore infelice: «Sono stati tanto felici, poi l'amore è finito. Lei continuava a dirgli di volergli ancora bene, ma di non amarlo più come una volta; lui non lo accettava; è vero ci sono state le minacce anche alle bambine, ma lui le diceva che erano solo per spaventarla, per riportarla da lui; e Marco, poi, non era più lui da quando lei se ne era andata di casa».

Galeotto fu il Lorens anche per l'ingresso, all'interno della cerchia di amici, di Salvatore Galdiero, il presunto rivale in amore di Marco, un semplice componente della comitiva, un amico, un uomo tranquillo: «Nessuna relazione tra lui e Cristina, nessun legame se non quello di una amicizia- racconta Elisabetta Bellucci_ lo conoscevamo tutti da poco, da dicembre, quando inaugurammo il nuovo forno e facemmo una cena con tante persone. Fu allora che Cristina conobbe Salvatore; Marco era un po' geloso, perché lui faceva colazione qui tutte le mattine ed era gentile con lei, a volta l'aiutava con i tavoli, ma come facevano tanti altri. Non c'era nulla tra loro. Marco era esasperato, la separazione lo stava uccidendo, non accettava il fatto che fosse finita e cercava di incolpare gli altri di quello che stava succedendo: Salvatore, noi come amici, Cristina. Invece il problema era lui, stava diventando un po' aggressivo, Cristina non voleva più stare con lui, credeva di riuscire a gestirlo».

Il ricordo di quella domenica pomeriggio non si cancellerà mai per Elisabetta Bellucci: «Mia figlia ha assistito all'omicidio di Cristina, perché era seduta ad un tavolino nella sala del bar; solo oggi è riuscita a piangere, perché prima era sconvolta; ha visto Marco entrare, tirare fuori la pistola dalla tasca, sparare il primo colpo; Cristina ha cercato di proteggersi con le braccia alzate ma lui ha sparato ancora. Ora devo pensare anche a mia figlia a quello a cui ha assistito. Io Marco non l'ho visto negli occhi, ma mia madre si- continua la Bellucci- e crediamo tutti che non fosse in sé. Che non fosse più lui. A noi piacerebbe sapere se fosse stato sotto l'effetto di qualche sostanza perché ci sembra impossibile. Era irriconoscibile».

I cani passano davanti al locale e ancora sentono l'odore del sangue, quello di Marco Loiola che si è sparato in mezzo alla folla. «Guardate quella macchia - dice Elisabetta Bellucci - non si cancellerà mai». Anche i passanti passano e guardano il cartello e i fiori, quel chiuso per lutto dà ancora il senso della tragedia. La donna parla mentre dal cielo l’acqua arriva a secchiate.

Prima di congedarsi dai giornalisti tira un sospiro di sollievo e lancia un appello: «Lasciate stare in pace adesso la memoria di Cristina, la sua vita privata, i suoi affetti; lasciate in pace anche Salvatore che lontano da qui ha una famiglia e io non vorrei adesso essere nei panni di quella povera moglie». Difficile esaudire quel desiderio, quando si parla di gelosia come momento di un suicidio-omicidio e un tentato omicidio.

Manuela D'Angelo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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