Il Tirreno

Il killer era sorvegliato dalla polizia

di Manuela D'Angelo
Il killer era sorvegliato dalla polizia

Marco Loiola era stato messo sotto controllo dopo la denuncia per le minacce di morte alle figlie presentata dalla moglie

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MASSA. Sabato 27 luglio, la sera prima dell'omicidio-suicidio di Cristina Biagi e Marco Loiola, marito e moglie erano insieme ad una festa di famiglia, con tanti parenti e amici. Una festa per Ivan, cognato di Cristina e fratello di Marco, a cui hanno partecipato anche le due bambine. Secondo la procura la coppia era insieme. La famiglia Loiola in tarda serata invece smentisce: c’erano Marco e le sue bambine. Un punto che dovrà essere chiarito, come chiede Ivan.

Per gli inquirenti invece la donna era a cena col suo futuro assassino, dunque: neanche la vittima si era resa conto della pericolosità dell'uomo, che a quell'ora già si era procurato la pistola che poi l'ha uccisa. Eppure lei da Marco si era separata da due mesi, era tornata a vivere con i genitori e aveva portato con sé le bimbe; da Marco, Cristina voleva divorziare, ma pare non avesse paura di lui, nonostante qualche percossa e le minacce, visto che i due continuavano a frequentarsi, forse per il bene delle figlie. La procura di Massa-Carrara in queste ore sta cercando di ricostruire l'ultimo periodo trascorso insieme dei due coniugi. Sabato sera la festa, 15 ore prima dell'omicidio: Cristina o meno Marco ha preso la decisione lì. La mattina era già armato e in cerca di un presunto rivale in amore e della donna che, secondo lui, lo aveva tradito e abbandonato. È stato fatto il possibile per Cristina Biagi? Ci sono stati ritardi o tentennamenti dopo le denunce presentate dalla donna contro il marito, da cui voleva divorziare e che poi l'ha uccisa? Domande che si rincorrono in queste ore a cui tenta di dare una risposta il pm Alessandra Conforti, titolare dell'inchiesta.

«Il lasso di tempo trascorso tra la denuncia di Cristina Biagi e il suo omicidio è stato brevissimo- rivela- Marco Loiola era stato da noi controllato, pedinato nei giorni successivi la denuncia in questura, attenzionato in ogni suo movimento, perché Cristina Biagi aveva rivelato che le minacce erano state rivolte anche alle due bambine; ma non abbiamo avuto tempo di scoprire nulla».

La denuncia di Cristina Biagi, presentata alla questura di Massa, per minacce, è del 22 luglio; subito gli atti sono passati alla Procura e il Pm ha predisposto controlli sull'uomo da parte della Squadra Mobile. L'uomo è stato seguito e controllato per qualche giorno, soprattutto perché Cristina aveva rivelato che il marito era arrivato a minacciare di morte anche le loro due figlie se lei non fosse tornata a casa con lui. «Abbiamo chiesto l'intervento, preventivo, anche di un assistente sociale- dice la Conforti- perché temevamo che ce ne sarebbe stato bisogno. Ma non c'è stato il tempo neanche di predisporre gli incontri».

Cristina continua ad essere ascoltata dal Pm e dalla polizia fino a venerdì 26 luglio e siamo a tre giorni prima dell'omicidio, sabato sera cena col marito, domenica muore. «Non avremmo potuto fare diversamente, abbiamo seguito l'iter della legge e fatto tutto quello che era in nostro potere», dice la Conforti. Vero è che a fine giugno Cristina Biagi aveva richiesto l'intervento del 112: i carabinieri si erano recati da lei perché il marito l'aveva picchiata, visto che non voleva tornare a casa con lui. Anche in quel caso gli atti sono passati alla Procura che aveva predisposto un controllo sul porto d'armi, per capire la pericolosità dell'uomo. Agli atti non risultava il possesso di nessuna arma da fuoco, né Marco Loiola aveva mai accennato con qualcuno la possibilità di reperire un'arma: «Cristina Biagi non ci ha mai detto di temere che il marito potesse riuscire a reperire una pistola- spiega Conforti- né ci ha mai parlato della gelosia di Marco Loiola nei confronti di Salvatore Galdiero; non avevamo indizi per concentrare le nostre indagini». Rimane adesso un ultimo tassello da ricostruire per la Procura che dirige le indagini sul traffico di armi in terra apuana: «Vogliamo trovare chi ha dato la pistola a Loiola».

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