Il dolore
«Al centro di igiene mentale solo una volta»
Il responsabile del Cim Cerù parla dell’omicida-suicida: «Un contatto a gennaio 2012, poi più nulla»
MASSA. Marco Loiola sapeva di non essere più quello di prima. Tant’è che aveva chiesto aiuto: e lo aveva fatto parecchi mesi prima di ferire gravemente il presunto rivale Salvatore Galdiero, freddare la moglie Cristina Biagi e togliersi la vita. Il problema è che a quella iniziale richiesta di aiuto non ha dato seguito. Al centro di salute mentale di Massa risulta che l’operaio 40enne si era rivolto alla struttura: ma una sola volta e più di un anno fa. Era gennaio 2012. Dopo quel primo approccio, non sono seguiti né un percorso di sostegno psicologico né tantomeno farmacologico; del resto nessuno può essere costretto a farsi aiutare, a meno che non sussistano patologie gravi e conclamate e certo non era il caso di Loiola.
«Risulta che abbia avuto solo un contatto sporadico con la nostra struttura e almeno più di un anno fa – dice Angelo Cerù, responsabile del centro di salute mentale di Massa – e non risulta che abbia iniziato né un programma né un percorso». Del resto stiamo parlando di una struttura ad accesso diretto – non serve neppure la prescrizione del medico di famiglia – chiunque può rivolgersi ad essa, anche per problemi relativamente di poco conto, come l’insonnia da stress, per esempio. Presumibilmente Loiola ha avuto un colloquio con uno psichiatra: presumibilmente, perché se dal colloquio non segue un percorso, non c’è tracciabilità degli interventi di sostegno. «La legge è chiara – spiega Cerù – i nostri sono trattamenti sempre volontari, a meno che non ci sia una disposizione del giudice o una patologia mentale molto grave».
E Loiola – sposato, padre di due figlie e lavoratore – non era un killer né uno stalker né tantomeno un pazzo. «I dati confermano che i normali uccidono più dei folli – dice Cerù – e i primi sono decisamente meno prevedibili». La prevedibilità, appunto. In queste ore in cui la tragedia è ancora nitida negli occhi delle decine di spettatori – turisti e residenti che domenica si trovavano su lungomare nelle vicinanze del ristorante Lorens, dove si è raggiunto l’apice della tragedia – c’è chi si chiede se il gesto di Marco Loiola potesse essere prevedibile, anche perché l’operaio 40enne non aveva un porto d’armi e prima di agire ha dovuto procurarsi la pistola con cui ha inseguito quello che riteneva un amico troppo affettuoso della moglie, ha ucciso la compagna e si è tolto la vita. Non lo era, è la risposta dello psichiatra:
«Marco Loiola – osserva Cerù – appartiene probabilmente a quella categoria di persone talmente disperate per un vuoto che avvertono come incolmabile da riversare sugli altri (la moglie e il presunto rivale, ndr) la colpa della propria sofferenza, e da fare di tutto per porre fine ad essa; ma lo fanno lucidamente ed è questo che è preoccupante e li rende ancor più difficilmente intercettabili e prevedibili».
Giovanna Mezzana
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