Il Tirreno

L’ennesima vittima del falso amore

L’ennesima vittima del falso amore

cifre impressionanti per i femminicidi: il caso che ha sconvolto Marina di Massa è il numero 82 dall’inizio dell’anno

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MARINA DI MASSA. Quella consumata sul lungomare, ieri, in un’ora di pranzo che nessuno dimenticherà più, è l’ennesima riga nera di un elenco infinito. Uomini che uccidono le donne: ogni volta con una storia e un bagaglio di esperienze diversi, ma sempre con questi archetipi: l’amore frainteso e distorto fino all’odio e alla violenza, la follia che si insinua, il senso di dominio esercitato selvaggiamente, capace di portare alla morte altrui. Tra il 2000 e il 2012 si contano complessivamente 2.200 donne vittime di omicidio, pari a una media di 171 all'anno, una ogni due giorni. Duemiladuecento figlie, madri, mogli, fidanzate. Un eccidio.

Il sangue sulla sabbia. Che siano violenze progressive, latenti o frutto di esplosioni improvvise, i femminicidi sono un dato costante quanto tragico della nostra società e del nostro tempo. In questo caso colpisce anche lo scenario esterno: non siamo abituati a pensare al sangue sulla sabbia, a un delitto in mezzo a una giornata di vacanza e di gioia. Ci sono state, e purtroppo ci saranno, tragedie marittime e balneari, annegamenti, malori fatali. Ma un delitto, una pistola tra gli ombrelloni e i lettini, è uno choc nello choc.

Ottantuno lutti. Nel 2012 le donne vittime di questa mattanza sono state 159. Quest’anno, o meglio nei primi sette mesi, siamo a quota 81 stando all’ultimo rapporto Eures-Ansa sull'omicidio volontario in Italia. E in tre casi su quattro l’omicidio avviene nel contesto familiare o affettivo.

Numeri sconvolgenti. I dati del rapporto sono agghiaccianti. È uno dei casi in cui i numeri non si possono definire freddi. Ogni giorno viene colpita da atti di violenza di genere (fisica, verbale e psicologica) una donna ogni 12 secondi. Ogni giorno 95 donne denunciano di aver subito minacce e 87 di aver subito ingiurie; 64 donne al giorno sono vittime di lesioni dolose, 19 di percosse, 14 di stalking, 10 di violenze sessuali.

Sansone e Berserker. Muoia Sansone con tutti i Filistei: psichiatri e criminologi riassumono così il disturbo che ha spinto Marco Loiola ieri ad assassinare la moglie e a ferire quasi a morte un amico di lei, dopo aver seminato terrore prima nelle strade e poi sul lungomare, prima di uccidersi. Per Vincenzo Mastronardi, docente di Scienze criminologiche forensi nell'università Sapienza di Roma, l’orrore di Marina di Massa è «un caso da manuale».

Negli Stati Uniti il disturbo che scatena i cosiddetti “family mass murder”', ossia i responsabili di stragi che hanno come bersaglio privilegiato componenti della famiglia, si chiama “sindrome del Berserker”, dal nome del guerriero nordico vittima di una furia incontrollabile. «Qui in Italia invece l'abbiamo chiamata sindrome di Sansone - dice Mastronardi - ed è caratterizzata dalla necessità di una persona di affermare ad ogni costo la sua supremazia e la sua volontà rivendicativa».

I tre fattori. Perché questa volontà di affermazione e di rivalsa scateni il “Berserker” è necessario che si verifichino almeno tre fattori: «Il primo elemento - spiega il criminologo - è una bassa soglia di tolleranza allo stress, il secondo è uno stato di depressione e il terzo è un accentuato narcisismo che si afferma come una voglia di supremazia ad ogni costo». Uno solo di questi fattori, spiega l’esperto, non è scatenante: perché si sia spinti alla strage devono entrare in gioco tutti insieme. Spesso, infine, si tratta di stragi annunciate da alcuni cambiamenti nel comportamento e nell'umore. I più significativi, conclude, sono «un improvviso chiudersi in se stesso e la comparsa di gesti violenti».

La considerava sua. Anche nel caso di Massa, osserva Mastronardi, Loiola «molto probabilmente considerava “sua” la ex moglie» e così ha ucciso lei, ha ferito il suo amante e poi si è ucciso. Dietro il suicidio, secondo l'esperto, c'è la volontà di fare qualcosa di unico e di grande per dare un senso alla propria vita, per rendere più sopportabile il torto subito».

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