Il Tirreno

Follia Omicida»choc a marina

di Manuela D'Angelo
Follia Omicida»choc a marina

MARINA DI MASSA. «Stavamo pranzando, sarà stata l'una, avevamo lasciato mezza serranda chiusa per il caldo, così passava un po' di aria sotto al tavolo in cucina; poi abbiamo sentito tre colpi forti,...

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MARINA DI MASSA. «Stavamo pranzando, sarà stata l'una, avevamo lasciato mezza serranda chiusa per il caldo, così passava un po' di aria sotto al tavolo in cucina; poi abbiamo sentito tre colpi forti, all'inizio non pensi mai siano spari e subito dopo un colpo arrivato vicinissimo alla nostra finestra, che solo successivamente abbiamo capito essere stato un proiettile che ci ha bucato il muro del terrazzo. Trenta centimetri più in là e il proiettile sarebbe entrato in casa e avrebbe colpito mia moglie».

A parlare è il signor Figus, sardo di origini, ma residenti a Massa, sposato e con due figli, proprietario di un appartamento di via Fosdinovo, la prima scena del crimine: «Ci siamo guardati negli occhi, io e mia moglie, per dieci secondi, terrorizzati- continua il capofamiglia- poi, incautamente, lo ammetto, ho alzato la serranda e ci siamo affacciati fuori, ma ho solo visto due ombre fuggire e una bicicletta abbandonata davanti casa mia. In un attimo ho sentito un altro sparo, forse due, non ricordo. A quel punto eravamo nel panico. Dopo qualche minuto sono arrivati i Carabinieri e le ambulanze. Il resto ce lo hanno raccontato».

Via Fosdinovo è una tranquilla stradina a pochi passi dal mare; ci vivono soprattutto turisti, proprietari di seconde case e in estate a quell'ora, la maggior parte o è in spiaggia o è in casa al fresco a mangiare qualcosa prima di riposarsi. In strada, quindi, non c'era nessuno, ma gli spari, quelli si, li hanno sentiti in tanti. Marco Loiola, ha iniziato a sparare da lontano, in via Pontremoli, contro il suo presunto rivale in amore. Tre colpi sono partiti dalla sua pistola mentre Salvatore Galdiero svoltava in via Fosdinovo con la sua bici e l'asciugamano da mare tra le gambe: uno di questi si è piantato nella portiera di un'auto ferma, un altro si è conficcato nel muro del terrazzo della famiglia Figus.

«Io ero in casa- dice una turista di Milano- ho sentito tre spari, fortissimi, ho aperto la finestra ma non ho visto nessuno, allora sono scesa in strada e mentre cercavo di capire cosa fosse successo ho sentito anche altri spari. Mio marito mi diceva di non andare, ma io volevo vedere, così ho svoltato l'angolo e ho trovato una bicicletta per terra e tanto sangue per la strada».

E' questo il racconto della donna all'incrocio tra via Fosdinovo e via Pontremoli. «Non ci abbiamo creduto fin quando non ci hanno detto che avevano ammazzato un uomo più avanti- racconta un'altra turista sempre milanese- allora sono andata a vedere, i Carabinieri non erano ancora arrivati e c'era proprio il sangue per terra, scie di sangue per tutta via Fosdinovo fino in fondo». I fatti raccontano di una breve corsa a piedi di Salvatore Galdiero, caduto dalla bicicletta probabilmente per un primo colpo ricevuto di striscio, per rifugiarsi nel cortile dell'ultimo palazzo di via Fosdinovo, dove Loiola lo ha raggiunto e freddato, con altri colpi, in tutto sei, pare, che però non lo hanno ucciso. Il corpo di Galdiero, secondo le testimonianze, è rimasto in un lago di sangue abbastanza a lungo da poter essere visto da decine di persone. Anche un medico, è sceso da casa e ha prestato il primo soccorso. «Era lì, guardi - ci dice una residente indicando quel che rimane della sparatoria nel cortile del palazzo- ; in un lago di sangue. Ma come si fa ad uccidere un uomo così?»

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