Italia
Ronchi, l’erosione piega i guadagni ma non i balneari
I bagni hanno perso tanti clienti stagionali e pendolari «Oltre alla sabbia il mare si è portato via gli ombrelloni»
MARINA DI MASSA. Li avevamo lasciati un mese fa, quando ancora erano immersi nella conta dei danni, le ruspe facevano avanti e indietro nella spiaggia e una linea divisoria impediva l'accesso al mare. Oggi, a metà della stagione estiva, gli stabilimenti balneari ai Ronchi sembrano un altro mondo, rispetto a quello devastato dalle mareggiate, con i loro ombrelloni colorati piantati, il mare calmo e il profumo di cibo che esce dalla cucina. La pace dopo la tempesta, insomma.
Peccato però che i danni, per gli addetti ai lavori, nonostante la spiaggia sia stata ripristinata – giusto in tempo per l'inizio dell'estate - siano irreversibili. Tanti, troppi, i clienti stagionali persi.
Lo spiega Valeria Manfredi, titolare del bagno Ida: «E’ chiaro che se i clienti al 20 giugno vedono il bagno ancora chiuso, se ne vanno da un'altra parte. Benché possano essere affezionati, loro vogliono andare al mare, giustamente».
Sei i clienti stagionali che il bagno Ida ha perso, quattro quelli del Paradiso e altrettanti al Delfino. A questo bisogna aggiungere il numero di ombrelloni in meno rispetto all'anno precedente, vuoi per mancanza di spazio – il ripascimento non è servito a ripristinare totalmente la spiaggia – vuoi per la perdita materiale di ombrelloni durante l'ultima mareggiata.
«Abbiamo due file in meno rispetto all'anno scorso – spiega Nicola Barìa del Bagno Paradiso – Avrei lo spazio, non ho più ombrelloni. Spero che arrivi veramente questo risarcimento da parte della Regione per potermeli ricomprare. Attualmente ho quindi 66 ombrelloni, 16 in meno all'anno scorso».
Venti ombrelloni in meno anche al Bagno Delfino. Numeri che sembrano piccoli, che però tradotti in euro sono migliaia e migliaia di euro, che i gestori degli stabilimenti balneari quest'anno non vedranno.
«Oltre alle entrate degli stagionali – spiega Jenny Sugey Mendez, del Bagno Delfino – abbiamo grandi perdite per gli ombrelloni giornalieri. Non ne ho da affittare e se si considera che ad agosto li affittavo a quaranta euro al giorno, si può calcolare la grande perdita».
Come sempre poi piove sul bagnato. Ronchi, infatti, come tutto il litorale sta risentendo di una generale flessione del turismo che sta diventando sempre più “lampo” e concentrato nei finesettimana. Se il sabato e la domenica, quindi, le spiagge si riempiono, per il resto della settimana rimangono completamente vuote. Ed è chiaro, che se i clienti non ci sono, non c'è nemmeno incasso.
«Io pago dieci euro di affitto al giorno per il casottino del bar – continua Valeria del bagno Ida – e a volte ho incassi di venti euro. Dov'è il guadagno? Il problema, è sempre lo stesso: non si invoglia la gente a venire, e a stare, in villeggiatura nel nostro litorale. Cosa offriamo? Litorale sporco, zero servizi di trasporto, nessuna attrazione. La conseguenza? Il turista scappa, e noi balneari affondiamo in una crisi nera».
Intanto però, ora, quello che aspettano con ansia i balneari è la prova del nove dei lavori, per capire, insomma, se il sacrificio sia servito a qualcosa.
«Vediamo alla prossima mareggiata – conclude Nicola Barìa – cosa succede. Se ricominciamo con lo stesso ciclo infernale o se finalmente è finito».
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