Il Tirreno

Suicidio, indagini ferme in attesa della procura

Suicidio, indagini ferme in attesa della procura

Caso Facebook: la polizia al momento non ha deleghe per proseguirle, dopo i primi interrogatori

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CARRARA. Dopo i primi interrogatori, la polizia ha inviato un’informativa alla Procura di Massa (l’indagine è coperta dal massimo riserbo) sul caso della donna di 43 anni, morta suicida, dopo avere annunciato su Facebook il suo stato di forte sconforto al punto da non farcela più.

La donna, si è impiccata nel giardino di casa. Un gesto estremo, che le ha spezzato la vita, portandola via agli affetti più cari.

Ma l’elemento in più, che rende ulteriormente agghiacciante il suo gesto, è l’avere affidato la sua disperazione al social network, senza che nessuno dei “navigatori” - a quanto risulterebbe - abbia capito fino in fondo quanto lo stato d’animo della donna fosse arrivato a un confine. A un punto di non ritorno. E nessuno avrebbe pensato di avvisare le forze dell’ordine, o la famiglia.

Il mondo di Facebook ha continuato a dialogare con se stesso e in se stesso. E la quarantatreenne se n’è staccata solo per mettere in atto ciò che aveva meditato di fare.

La polizia che ha condotto le indagini, dopo i primi interrogatori a parenti e amici della donna, per cercare di capire il perché di quel gesto estremo, e se poteva essere scongiurato,ora si sarebbe fermata, avendo concluso gli accertamenti di legge che le competevano a seguito del suicidio ( confermato dal medico legale Maurizio Ratti che ha eseguito l’esame esterno) in attesa che la Procura decida se delegare al commissariato l’incarico di proseguire e approfondire ulteriormente le indagini. Oppure no.

Una decisione che spetta al magistrato cui è stato relazionato il caso.

Su Facebook, continuano a susseguirsi messaggi (e omaggi floreali) rivolti alla donna, messaggi di addio, di stupore, di dolore.

Il social network ha il potere di perpetuare in qualche modo la vita anche se questa non c’è più, di continuare a dialogare con chi non potrà più rispondere.

Un mondo telematico a cui vengono affidati sentimenti, pensieri, sfoghi. «Spero che questa tragedia – ha commentato l’altro giorno al Tirreno lo psicoterapeuta Paolo Crepet – possa servire a dare una scossa, a non sottovalutarne le insidie». «E’ ora che la gente si svegli e la finisca di passare troppe ore davanti al computer. La vita vera è un’altra cosa».(c.car.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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