Il Tirreno

Tares: l’aumento c’è, la stangata no

Tares: l’aumento c’è, la stangata no

L’amministrazione chiede “uno sconto” al Cermec: se spendiamo meno per i rifiuti, evitiamo il salasso per i cittadini

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MASSA. L’aumento - è assodato - ci sarà, ma non avrà i contorni - almeno questo è l’obbiettivo di Palazzo civico - della vera e propria stangata. Un incremento ben al di sotto del ventilato 20%. Insomma, la spazzatura - per dirlo in parole semplici - ci costerà più dello scorso anno, ma l’amministrazione - così garantisce - è al lavoro per ridurre al minimo il salasso. E per farlo ha bussato alle porte di Cermec e chiesto - sempre per parlare con semplicità - uno sconto. Il Comune - questo il senso - spende meno quando conferisce i rifiuti e, quindi, è in grado di contenere l’aumento della Tares.
Bollettini in arrivo. Quest’anno la tassa sui rifiuti, infatti, non si chiama più Tarsu, ma Tares. E - questa la vera differenza - deve coprire interamente i costi del servizio: raccolta, conferimento e smaltimento. Non solo, rispetto alla Tarsu, è parametrata non soltanto sul tipo di immobile (casa o ufficio) e sulla metratura, ma anche sul numero di componenti. L’aumento è la conseguenza immediata.

Il Comune per ora chiede le prime due rate: pari all’esatta metà di quanto versato lo scorso anno. Prima tranche entro il 5 agosto, la seconda entro il 5 ottobre. I bollettini stanno partendo in questi giorni dagli uffici di Master: un po’ in ritardo, a dire il vero, per chi si ritroverà a dover pagare anche centinaia di euro nell’arco di una settimana. In autunno, l’amministrazione farà i conti e invierà il conguaglio; è lì il rischio del salasso. L’amministrazione assicura, però, che l’intenzione di evitare la stangata c’è.
Sconto da Cermec? I rifiuti indifferenziati - solo in minima parte quelli differenziati - arrivano al Cermec. L’impianto è in grado di “lavorare” 100mila tonnellate l’anno, perché sia in efficienza economica deve trattarne almeno 70-75mila. In quel caso le entrate prevalgono sui costi di mantenimento. Bene, quest’anno Cermec - spiega il Comune - ha ricevuto 83mila tonnellate di rifiuto perché ha ricevuto materiale anche da La Spezia.

Certo, fa i conti con una bella spada di Damocle: è in corcondato preventivo e aspetta la pronuncia della corte di Cassazione per la richiesta di uno dei suoi creditori di revocare quello stesso concordato. Insomma, l’azienda - in caso di sentenza favorevole al creditore - dovrebbe ricominciare tutto da capo, con il rischio fallimento. Continua, però, a lavorare, i rifiuti arrivano in quantità importanti e i bilanci sono in attivo. Così il Comune si sarebbe fatto avanti chiedendo una riduzione della spesa: ora paga 174 euro per ogni tonnellata conferita, l’obbiettivo è pagarne di meno.

Obbiettivo che - sempre che non arrivi una sentenza sfavorevole - per l’amministrazione non è troppo lontano e si tradurrebbe in uno sconto - o comunque in un aumento calmierato - della Tares.
Differenziata e porta a porta. Certo, in tema di rifiuti la sfida rimane la differenziata. Arma a doppio taglio, però. Perché l’impianto Cermec è strutturato per lavorare l’indifferenziato. Più differenziata, quindi, significa meno lavoro - e meno entrate - per Cermec che dovrebbe, dunque, contare sui trasferimenti di rifuti da altre zone.
La tassa e il reddito. La definizione degli importi Tares, quindi, ancora non c’è, anche se l’idea dell’amministrazione, per evitare il salasso alle famiglie numerose, è quella di parametrarla sull’Isee.

Paghi la spazzatura - per tradurre - non soltanto in base alle caratteristiche di casa e a quante persone la occupano, ma anche in base al tuo reddito. Una soluzione che salvaguarderebbe le fasce più deboli. Insomma - questo l’obbiettivo della giunta Volpi - la Tares peserà sulle nostre tasche più della Tarsu, ma meno di quanto previsto. Non rimane che aspettare i bollettini.

Chiara Sillicani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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