Il Tirreno

Lavori ancora fermi Gesco rischia il crollo

Lavori ancora fermi Gesco rischia il crollo

Ultima spiaggia per il comparto artigiano mai nato: i negozi

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Ci credevano le piccole imprese apuane: vedevano nel progetto Gesco una buona occasione per crescere, per avere gli spazi giusti per la loro attività per aumentare fatturati. E nel progetto ci hanno messo dei soldi. Tanti. Oggi, dopo 10 anni e più di attesa, milioni di euro investiti senza alcun ritorno, una incredibile serie di ritardi politico-amministrativo-burocratici, il comparto Gesco ancora non c’è. Mentre il consorzio degli imprenditori rischia il fallimento od il concordato.

Una storia emblematica di come si ostacola l’impresa, quella di Gesco. Non l’unica sul territorio apuano, si deve aggiungere. La storia di un comparto con caratteristiche innovative – un asilo aziendale, gestione “in condominio” di raccolta rifiuti, guardianaggio, carico-scarico merci – da realizzarsi alla ex Olivetti Synthesis di via Carducci c he puntava a sostituire la grande industria con la piccola impresa. L’idea è di Confartigianato, che a inizio anni 2000 crea il consorzio Gesco a cui aderiscono 37 aziende di vari settori. Ognuna versa in proporzione alla metratura di terreni e capannoni che opziona. L’investimento complessivo è di 7,5 milioni di euro, «tutti del privato, nessun aiuto pubblico», sottolinea Giuliano Angelotti, attuale presidente di Gesco. Soldi prestati dalle banche, o meglio da una sola banca: il Monte dei Paschi di Siena (tramite la finanziaria Capital Service), un nome che, di questi tempi, non è più una garanzia. Anzi una fonte di preoccupazione in più per il consorzio.

Il problema vero, però, è che il consorzio non parte. Per anni resta imbrigliato in una dura polemica di tipo politico. Il sindacato, Cgil in testa e la sinistra, o meglio Rifondazione comunista e poi Sinistra Arcobaleno, vogliono mettere dei paletti chiari al comparto: “no allo spezzatino”, dicono; sulle ceneri dell’industria deve nascere un polo produttivo-manifatturiero “vero”. Non piccoli lotti per attività di tipo famigliare. «È la politica o almeno una sua parte che ha sempre ostacolato questa operazione. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti», sintetizza dal suo punto di vista Angelotti. La battaglia è dunque sulle dimensioni del lotti: frazionare l’area in capannoni e spazi troppo piccoli darebbe il via al contestato “spezzatino. Darebbe, viceversa forza, – sostengono gli artigiani – al “piccolo è bello”, che qui a Massa, visti i disastri compiuti dalla grande industria ha qualche motivo in più di essere sostenuto.

Soltanto a fine estate 2010 partono i lavori, le vecchie strutture vengono abbattute, si alzano nuovi capannoni. Nel frattempo l’amministrazione concede lottizzazioni più piccole: prima di 400 e poi anche di soli 200 metri quadrati. È quel che 150- metri quadrati. È quel che chiedono gli investitori, ma – denuncia (ancora nel 2010) il Pd –, nel protocollo di intesa ci sono ci sono norme tecniche che rendono impossibile l’accorpamento o la divisione dei lotti. Fatto sta che i lavori si fermano di nuovoi e che Gesco, ancora oggi, è una cosa mai nata. Un aborto imprenditoriale.

L’ultima spiaggia è adesso quella del “commerciale”. Cioè la possibilità di autorizzare l’insediamento nel comparto di attività commerciali e non soltanto produttivo-artigianali. «Con la nuova amministrazione Volpi è iniziato un nuovo dialogo. Ci hanno promesso tempi brevi e abbiamo preso atto. Però i tempi brevi della politica non sono quelli dell’impresa. Se ci saranno modifiche nel Piano strutturale, sarà possibile aprire anche attività commerciali. Certo che in questi tempi di crisi è tutto più difficile», dice ancora il presidente di Gesco Angelotti. Sullo sfondo, però anche altre nubi di tempesta: proprio per colpa della crisi, Gesco rischia di non reggere più finanziariamente. Gli interessi sulle fidejussioni costano qualcosa come 125mila euro ai consorziati e c’è il rischio che Mps e altri creditori chiedano il rientro delle esposizioni. Il che potrebbe significare il fallimento o l’avvio del concordato preventivo per Gesco.

Claudio Figaia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa