Il Tirreno

Fa il pieno con le carte dell’Asl, licenziata

Fa il pieno con le carte dell’Asl, licenziata

Il medico lavorava alla guardia medica: l’azienda ha revocato la convenzione che aveva con lei

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MASSA. Una dottoressa della guardia medica: il paziente chiama e tu devi partire, senza perdere un attimo, la benzina nel serbatoio non deve mai mancare. Tanto che l’azienda ti affida le carte di credito perché le auto mediche non siano mai “a secco”. Peccato, però, che quella dottoressa le carte le abbia strisciate per fare il pieno alla sua di automobile.

E adesso paga con la revoca dell’incarico. A beccarla, nel gennaio scorso, la stessa Asl: qualche sospetto, i conti non tornano, un controllo sulle schede carburante e la conferma. La dottoressa ha escogitato un modo per far fronte al caro benzina: paga il carburante con i soldi dell’Asl.

Parte l’indagine penale, la squadra mobile tiene d’occhio il medico e acquisisce i filmati di diversi distributori: la carta - verifica - è dell’Asl, la macchina, invece, della dottoressa. E di benzina nel serbatoio ne finisce parecchia, visto che, a conti fatti, il medico ha speso 2.500 euro. Un’abitudine durata per un po’: una trentina di operazioni, in diversi distributori, anche fuori provincia. Parallelamente alle indagini, parte anche la segnalazione al collegio arbitrale di medicina generale.

La dottoressa, infatti, non è dipendente diretta dell’Asl, ma esercita la professione, al servizio di continuità assistenziale (leggi: guardia medica), in regime di convenzione, seppur a tempo indeterminato. Il rapporto con l’azienda, quindi, è disciplinato dall’accordo collettivo nazionale che prevede, appunto, l’operatività del collegio arbitrale.

Raccolti gli atti, fatto il punto, il collegio valuta che quello di fare il pieno a spese dell’Asl è “vizietto” alquanto grave.

L’11 giugno stende una nota e la trasmette all’azienda sanitaria perché la recepisca: propone la revoca del rapporto convenzionale che lega la dottoressa all’Asl. Revoca, dunque, non licenziamento anche se gli effetti sono gli stessi. Insomma, la più severa delle “punizioni” prevista dall’articolo 30, comma 7, dell’accordo collettivo nazionale.

La revoca è esecutiva dal 15 luglio. Adesso la “patata bollente” è nelle mani dell’Ordine dei medici a cui l’azienda sanitaria ha trasmesso tutta la documentazione. L’ordine valuterà, a sua volta, se emanare ulteriori provvedimenti a carico dell’iscritta. (C.S.)

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