Gioco
Arriva la crisi e la sagra diventa low cost
Non calano le presenze, ma prezzi contenuti e ordinazioni più ridotte: un primo e un secondo per mangiare in due
MASSA. Sarà la voglia di convivialità, sarà che fanno estate e gruppo di amici spensierati, le sagre piacciono. Piacciono ancora e nonostante la crisi.
Certo, per tirare le somme, è ancora presto: parecchie manifestazioni - una ventina circa - sono ancora alle prese con tendoni e cucine da allestire. Non solo: la verità sta nei conti perché di gente seduta ai tavoli ce n'è parecchia, ma - e qui è il succo - una questione è andare alla sagra, altra è consumare. Così - complici anche i prezzi non sempre troppo contenuti - una serata all'aperto se la concedono in tanti, ma davanti ad un piatto di tordelli. Uno solo. Oppure si ordina primo e secondo piatto, ma si mangia in due. E magari si fa pure avanzare qualcosa per i bambini o si concede loro una panzanella: poca spesa e bimbi contenti.
Un quadro che disegna a tratti chiarissimi Roberto Nani, motore della Sagra di Sant'Anna che ha chiuso i battenti domenica scorsa. Sagra per eccellenza - 18 anni di storia - organizzazione ormai rodata e un intero paese, Forno, al lavoro: quintali di “tordelli” fatti in casa, ospiti anche dall'Emilia e dalla Liguria. «Siamo contenti - è l’esordio di Nani - in media abbiamo messo a tavola 500 persone a sera, per dieci giorni». Numeri da fare invidia al più esperto dei ristoratori. C’è un “però” e sta nelle ordinazioni: «più mirate» le definisce Nani e per mirate intende contenute, ridotte: «Un tordello, una capra alla fornese e una panzanella» e ci si mangia in due o tre. Insomma, a sedersi al fresco, tra amici, magari davanti ad un bicchiere di vino, ci si va, ma gli occhi non si staccano mai dal portafogli.
Chiude in bellezza anche la sagra della pattona (7-14 luglio), a San Carlo: «La crisi - assicura Paolo Germani, uno degli organizzatori - non si fa sentire e - conferma di quanto già detto - il merito è dei prezzi bassi. Una pattona con tanto di salumi costa 2,5 euro. Ne mangi due, più una bibita, spendi sette euro e sei sazio». Insomma, i prezzi diventano, anche sotto il tendone della sagra, il vero spartiacque.
Lo conferma Nino Pucci, presidente di Apuajos che ha messo in piedi la prima edizione di Comasca in fiera (14-15-16 giugno): «Abbiamo puntato sul numero e sul periodo. La concorrenza a giugno è minima, ci hanno fatto visita oltre 2mila persone al giorno e i prezzi bassi sono stati il nostro punto di forza. Tortelli a 5,50 - passa in rassegna il menù - acqua e caffè a 70 centesimi. Un successo che contiamo di bissare a settembre».
Anche la sagra di San Pio X (che replica ad agosto) non conosce crisi, parola del parroco Don Alvaro.
Mangiare all’aperto, in clima di totale informalità, dunque, piace. Ad una condizione, però: che la spesa sia contenuta. Quindi, sagre low cost o ordinazioni ai minimi termini
Chiara Sillicani
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