La manifestazione
«Tonarelli ha sparato per uccidere»
Lite a Campareccia, le ipotesi degli inquirenti. Il proiettile che ha colpito all’addome il benzinaio poteva essere letale
MASSA. «Fosse stato soltanto per i pallettoni sparati al volto sarebbe stato più difficile ipotizzare il tentato omcidio e il ferito non si troverebbe in rianimazione». Uno dei colpi esplosi dall’ex guardia giurata alla Campareccia poteva essere letale. «Dobbiamo capire perché quel proiettile potenzialmente mortale si trovava nel tamburo del revolver, se c’era già oppure se Alberto Tonarelli lo ha messo di proposito dopo la lite. Stiamo lavorando però su un tentato omicidio che è decisamente diverso da una zuffa tra confinanti». A parlare è uno degli inquirenti che si occupano del fattaccio di via Arni. La presenza di quel proiettile dalle potenzialità devastanti (vedi box in alto) fa a pugni con quanto raccontato dall’ex vigilantes della Dalmine. Il settantaquattrenne ai carabinieri ha rilasciato una dichiarazione spontanea che non convince del tutto: la disputa secondo lui è nata per un albero a confine tra i due terreni. Tonarelli voleva tagliare qualche ramo perché faceva ombra al suo orto, Ciuffi però non era d’accordo. Dalle parole si passa ai fatti. Sono quasi le 9.30 di venerdì e la guardia giurata rientra a casa perché minacciato. Spaventato, prende la pistola e appena scorge il suo avversario esplode diversi colpi per proteggersi dall’aggressione di quest’ultimo («mi ha afferrato la gola», ha raccontato). Ma lo ha fatto a distanza ravvicinata, tanto che uno dei pallini ha colpito con forza la trachea spostandola (da qui la necessità di intubare il ferito)
Il ferito. Ottavio Ciuffi, 63 anni, in città è conosciuto perché è il titolare di un distributore di benzina alla Partaccia. Le sue condizioni sono gravi proprio per quel colpo che lo ha raggiunto all’altezza dell’addome e per quel pallino che gli ha provocato un edema tale da spostargli la trachea. E può dirsi fortunato perché se il proiettile vero lo raggiungeva al volto come gli altri sarebbe morto all’istante. Ieri gli inquirenti volevano parlargli per sentire la sua versione dei fatti, ma i medici dell’ospedale di Cisanello hanno consigliato di aspettare altre ventiquattro ore perché soltanto oggi scioglieranno la prognosi. L’operazione a cui l’uomo è stato sottoposto è stata complicata e ha bisogno di riprendersi prima di ricordare quei momenti con lucidità.
L’ex vigilante. Tonarelli invece con ogni probabilità sarà interrogato nei prossimi giorni. Dopo l’udienza di convalida del fermo. La sua dichiarazione spontanea, fatta nell’immediatezza dell’episodio, deve essere approfondita. Ci sono ancora troppe cose che non tornano tra quanto detto dall’ultrasettantenne e quello che i carabinieri hanno trovato in via Arni. Il sostituto procuratore Vito Bertoni, titolare dell’inchiesta, prima di convocarlo aspetta di avere tutti gli elementi sulla sua scrivania. Anche perché al momento non si sa neppure quanti colpi ha esploso. L’idea però è che siano tre, o al massimo quattro.
I rilievi. Per avere tutte le risposte ieri mattina i carabinieri sono andati ancora una volta a Campareccia a fare i rilievi e ci torneranno anche questa mattina. Seguiranno il racconto di Tonarelli per capire traiettorie dei colpi esplosi e dei movimenti dei due vicini. L’ex guardia giurata sul collo sembra avere un’escoriazione, ma solo con la dinamica delle pistolettate si potrà dire con certezza se era accecato dall’ira, e quindi sparava a caso, oppure se ha freddamente mirato (da vicino) al bersaglio. E quindi aveva intenzione di uccidere. Al momento va detto è che questa l’ipotesi che sembra prevalere tra gli inquirenti.
Il revolver. Quello che non diranno i due protagonisti di questa assurda vicenda potrebbe svelarlo l’arma usata (per difendersi o per attaccare) da Tonarelli. Il revolver verrà esaminato in settimana.
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