Il dolore
Snam risarcisce 200mila euro a Tresana
Ottenuti dal Comune per i danni subiti dall’esplosione del metanodotto nel gennaio 2012
TRESANA. Sono 200mila euro tondi tondi. E' quanto è riuscito ad ottenere il Comune dalla Snam a seguito dell'esplosione del metanodotto in località Molino, avvenuta il 18 gennaio 2012. Quindi, mentre l'inchiesta giudiziaria sull'incidente, in cui morì un operaio, è ancora in corso, l'amministrazione comunale, che si è costituita parte civile nella vicenda, ha messo a segno questo importante risultato, «facendo leva – spiega il sindaco Oriano Valenti – sul danno di immagine subito».
Infatti, è soprattutto sul danno di immagine che si sono basati i legali del Comune, visto che i danni patrimoniali nell'area per l'amministrazione sono stati minimi, essendo state colpite, in particolare e in modo pesante, le abitazioni, quindi gli interessi di privati cittadini, una trentina, i quali sono stati risarciti. Ma ora come verranno utilizzati questi 200mila euro, che rappresentano decisamente un bel gruzzolo?
«Li impiegheremo – spiega Valenti – per sistemare la rete viaria, messa a dura prova negli ultimi mesi dalle condizioni meteorologiche avverse». Ricordiamo che il luogo dell’esplosione presenta ancora, ben visibili, le ferite di una catastrofe che aprì un cratere di 25 metri e profondo quasi 10. Gli operai che stavano lavorando alla conduttura del metanodotto che collega Spezia a Cortemaggiore di Parma vennero investiti dalla fiammata e uno di loro morì dopo quasi un mese di atroci sofferenze. Le fiamme si alzarono fino a oltre 100 metri, distruggendo tutto. Si contarono dieci feriti, di cui quattro gravi: due donne (Maria Santini, 67 anni, e Monica Amadei, 43 anni, trasferite a Genova) e due operai (Francesco Panfino, 48 anni, e Giorgio Dimitrv, 22 anni, portati rispettivamente nei centri grandi ustionati di Pisa e Roma: poi fu il giovane bulgaro a non farcela. Ma la tragedia poteva avere conseguenze più gravi se le tre abitazioni completamente distrutte o quelle danneggiate non fossero state in gran parte vuote. Una coppia si salvò per miracolo: Luciano Ringozzi e la moglie Zara Pierini erano andati a Carrara.
Gianluca Uberti
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