Italia
Marchio del marmo Si rispolvera il vecchio progetto
CARRARA. L’iter era stato avviato dalla Camera di commercio nel 2005 e si è arenato fra il 2009 e il 2010. Ora il progetto del “marchio del mamro di Carrara” viene rispolverato dalla commissione...
CARRARA. L’iter era stato avviato dalla Camera di commercio nel 2005 e si è arenato fra il 2009 e il 2010. Ora il progetto del “marchio del mamro di Carrara” viene rispolverato dalla commissione comunale del marmo, che ieri ha ascoltato l’ex direttore dell’ente camerale Alberto Ravecca che conosce a memoria il progetto e dice che l’iter può riprendere da dove era rimasto; e il vice presidente di Assindustria Giancarlo Tonini, che ha invitato i rappresentanti politici a considerare il marchio nel contesto di un «progetto strategico» molto più ampio: dalle cave («con certezza delle normative») al piano («dove vanno trovate nuove aree»), fino al porto.
Ravecca ha ripercorso le tappe del progetto marchio, «Il lavoro è a disposizione di lo volesse riprendere». Ha ribadito l’idea che venga costituito un consorzio «senza le istituzioni», che al massimo facciano da supporto esterno. «Ma se i dubbi devono arrivare da chi il consorzio lo dovrebbe gestire...». Un implicito richiamo alla classe imprenditoriale. Secondo Ravecca se non ci fossero stati problemi interni (fra soggetti interessati, tavolo istituzionale, Distretto lapideo) il marchio ora ci sarebbe. Ma evidentemente non è così facile.
Politicamente in consiglio comunale era stato di recente proposto dall’opposizione un documento sul marchio, ma, come ha spiegato Massimo Menconi la maggioranza non ne ha condiviso alcuni elementi dell’impostazione. Però l’intera commissione ieri si è mostrata molto interessata al marchio. Lanmarco Laquidara (Pdl) ha proposto tre tipi di marchio: uno per il marmo estratto, uno per quello lavorato e uno per entrambi i settori. E una “denominazione comunale”, «una Deco come atto politico». Il consigliere di maggioranza Luca Pugnana ha chiesto quanto è costato il progetto che si è arenato: Ravecca lo ha quantificato in ventimila euro. L’imprenditore Tonini conferma: «Il marchio è importante. Barsta riadeguarlo alla realtà internazionale del lapideo che dal 2005 è cambiata. Ma il marchio va visto assieme a tanti altri elementi. Anche i Paesi emergenti sono in crisi ma hanno costi inferiori ai nostri, a livello nazionale stanno crollando i distretti lapidei, noi riusciamo a difenderci con l’eccellenza del marmo delle Apuane e con la bravura nella lavorazione. Siamo il numero uno dai progetti medi in su, ma in questo territorio le aziende hanno bisogno di maggiori spazi. Oggi l’area media di una segheria va dai 7000 ai 10.000 metri quadri, ma con i nuovi macchinari e i progetti moderni ne occorrono di più. Potrebbe essere un incentivo agli investimenti». Pensa ad aree reperibili nella zona industriale, a reti di imprese e alla «necessità di sburocratizzare». «Dalle aree passa il futuro del settore lapideo e dell’occupazione ad esso elgata».
Infine, De Pasquale (M5S) ha contestato i dati del Comune sui quantitativi calcolati di scaglie scure.(c.car.)
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