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Sel: «Ora scontiamo l’eredità Farmoplant»

Sel: «Ora scontiamo l’eredità Farmoplant»

MASSA. Oggi il consiglio comunale ricorda l’incidente alla Farmoplant. Simone Ortori ed Elena Mosti, consiglieri di Sel, esprimono «apprezzamento per la proposta del presidente di convocare un...

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MASSA. Oggi il consiglio comunale ricorda l’incidente alla Farmoplant. Simone Ortori ed Elena Mosti, consiglieri di Sel, esprimono «apprezzamento per la proposta del presidente di convocare un consiglio nell'occasione dei 25 anni dall’esplosione. Quella giornata - scrivono in una nota - rappresenta un passaggio fondamentale della storia cittadina, il culmine della contraddizione fra ambiente e sviluppo industriale.

A Massa l’istituzione delle zone industriali ebbe, fin da subito, i caratteri di una presenza coloniale. Furono i grandi gruppi che, a fronte di incentivi economici, vennero a Massa ed insediarono i propri stabilimenti. Fra questi anche “l'antenato” della Farmoplant: la Montecatini. La specializzazione nella “chimica fine” voluta dal presidente di Montedison Eugenio Cefis nel secondo dopoguerra, fece della piana delle Apuane il laboratorio per la nuove produzioni di fitofarmaci e, successivamente, per uno dei più grandi affari dei nostri tempi: l'incenerimento dei rifiuti. Il consenso attorno all'insediamento del nuovo stabilimento che andò a sostituire gli impianti della "Montecatini Azoto" - ricordano i consiglieri - fu alimentato da due fattori: l'ottimismo industrialista della cultura operaista, che pensava di poter governare anche questi processi industriali e la fame di lavoro che assediava il territorio.

Il consenso iniziò a venire meno - ricostruiscono - dai primi incidenti all'inizio degli anni ’70, per poi portare alla formazione di un grande movimento di opinione che arrivò ad organizzare la straordinaria stagione referendaria. Di quel movimento, a cui la nostra generazione non può che essere grata, colpiscono la capacità di formazione e conoscenza, il ruolo delle donne di Alteta, di Ricortola e delle zone a ridosso degli impianti, il travaglio degli operai delle altre aziende, la capacità di mobilitazione.

Per chi, come noi, continua a credere nel ruolo della sinistra, quegli anni non possono che essere visti con grande capacità di autocritica, ci domandiamo da che parte saremmo stati. A sinistra dobbiamo affrontare senza "freni ideologici" la storia di quegli anni per continuare un processo di rinnovamento che, cambiando noi stessi, ci metta nelle condizioni di interpretare al meglio i bisogni della società. La vicenda del Sito di Interesse Nazionale - la riflessione si attualizza - è infatti figlia di quella stagione drammatica in cui uno sviluppo industriale disumano ha divorato la salubrità dei corpi e dell'ambiente, credibilità delle istituzioni e democrazia. La miseria incassata dal Comune come risarcimento per l'inquinamento riguarda solo gli straordinari pagati ai dipendenti nei giorni successivi all'esplosione. La vera partita giuridica aperta nei confronti degli “eredi Farmoplant” risulta in mano al Ministero dell'Ambiente e ci deve vedere protagonisti per affermare un principio basilare delle conquiste civili degli ultimi anni: chi inquina paga».

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