La manifestazione
Gli eventi dividono piazza Mercurio
I commercianti: questo è un salotto, inadatto alla musica rock. Sì, invece, a manifestazioni più soft
MASSA. Che peccato quando l'organizzazione di eventi in un centro storico si scontra con i vari interessi e gusti individuali, finendo con il dividere piuttosto che unire.
È quanto sta succedendo nella “nuova” piazza Mercurio, da poco liberata dalle auto e in una fase di rinascita commerciale – viste le numerose attività aperte – ma anche culturale. Ha preso il via, infatti, una decina di giorni fa un programma di eventi firmati Hermes Bar, inseriti nel calendario delle “Cento Notti d'Estate”. Eventi, interamente gratuiti, che si snoderanno fino a fine settembre portando in piazza Mercurio musica, spettacoli teatrali, danza e tanto altro. Cose ti cui tanto la piazza, quanto l'intera città, hanno bisogno per rilanciare un’economia locale stagnante.
Lo dimostra la grande affluenza di gente in occasione degli eventi dei giorni scorsi, che sta rianimando una zona troppo a lungo lasciata in penombra. Eppure sono proprio questi eventi a dividere e a sollevare polemiche fra i residenti e gli stessi commercianti della piazza. Polemiche a volte comprensibili, altre volte meno. Il primo dei problemi sollevati sembra essere il tipo di musica. «Non sono contro gli eventi in generale – spiega Sergio Chiti, dell'omonimo ristorante - ma c'è da dire che questi non sono adatti alla tipologia di piazza. Il rock deve essere fatto negli stadi non qui nel centro. Ci sono persone anziane e disabili che abitano in questa zona e bisogna aver rispetto. Anche per noi ristoratori non è vantaggioso avere un concerto rock che disturba i clienti».
«Quando è stato fatto il concerto sabato – aggiunge Roberto Fialdini, del negozio di elettrodomestici Lorenzetti – si muovevano i vetri. Non si può fare questo genere di musica in piazza Mercurio. È una piazza più adatta ad essere un salotto con musica blues o jazz di sottofondo». Altra questione: i decibel, che sono sempre troppi, ovviamente, per i residenti. «Io abito qui sopra – commenta Alessandro Carli – e vi assicuro che è invivibile. Ho anche un attrezzo, non professionale ma funzionante, che misura i decibel e quando c'è musica vengono sempre superati». Gli organizzatori replicano: «Forse un po’ si sforano i decibel, ma gli orari vengono sempre rispettati. All'una la musica non c'è più».
Decibel e gusti musicali a parte, c'è da dire, però, che è anche vero che c'è chi vorrebbe una città silenziosa, che si spenga alle otto di sera con la chiusura delle saracinesche e si risvegli al mattino con i primi lavoratori. Peccato però che una città, soprattutto un centro storico, non viva solo di questo, di saracinesche che si aprono e si chiudono, ma abbia bisogno di cultura, arte, spettacolo e di momenti di aggregazione per vivere e sentirsi viva.
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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