Sicurezza
Settanta milioni di danni, 1791 scosse
Il sindaco Grassi: c’è tanta paura, il rischio è che la gente scappi dalla Lunigiana. Gabrielli: bisogna convivere con il sisma
FIVIZZANO. Settanta milioni di danni (46 solo per le abitazioni lesionate fra Lunigiana e Garfagnana). Novecento case inagibili. Trecento interventi dei vigili del fuoco. E 1791 scosse registrate, dal 21 giugno a ieri.
Questi i numeri del terremoto che sta mettendo in ginocchio la Lunigiana.
Il sindaco di Fivizzano ha invitato, o meglio chiamato all’appello il prefetto Franco Gabrielli, ma anche politici e istituzioni, il presidente della Regione e il commissario della Provincia (ha voluto essere presente anche il sottosegretario di Stato Cosimo Maria Ferri). Tutti in Comune, ieri mattina alle 10, per fare il punto della situazione terremoto e, soprattutto, per cercare di avere delle certezze sul futuro dello sciame sismico e sulla falda fra Equi e Minucciano. L’appello del sindaco Grassi è stato chiaro: «Chiediamo al governo di poter continuare a vivere qui nella terra che amiamo. Vogliamo ulteriori studi sulla situazione sismica e anche i finanziamenti per permettere a chi è fuori casa di poterci rientrare. Il rischio, qui, è che le frazioni si spopolino e che la Lunigiana diventi una terra desolata».
Di certezze, per quel che riguarda lo sciame sismico però non ne sono arrivate.
«Il terremoto è un evento che non può esser previsto - ha messo in chiaro il prefetto Gabrielli - La certezza è che questo territorio è monitoratopiù di molti altri: a Fivizzano c’è una rete che registra l’impatto del sisma sugli edifici. Ma non posso dare messaggi rassicuranti per quel che riguarda il terremoto: ne potrebbe anche arrivare uno molto forte, da un momento all’altro, perché questa è una zona altamente sismica, da giugno ad oggi si sono registrate 1791 scosse. Lo so che l’effetto “doccia scozzese” è deleterio a livello psicologico: si pensa di aver superato l’emergenza e arrivano altre scosse. Capisco come si sente questa gente. Ma bisogna imparare a convivere con il terremoto, dobbiamo mettercelo bene in zucca, tutti quanti».
Se di certezze, quindi, nonne sono arrivate, è arrivata invece la stima dei danni: 46 milioni per le case lesionate fra Lunigiana e Garfagnana, a cui si dovranno aggiungere i danni a chiese, edifici pubblici e scuole. Un conto da 70 milioni di euro. E l’impegno, da parte del sottosegretario Ferri, è stato quello di convocare un incontro urgente con il Ministero Economia e Finanza, proprio per sciogliere il nodo dei contributi dello stato.
«Ho scritto una lettera a tutti i deputati. Non chiediamo niente di speciale, ma di essere trattati come l’Emilia Romana - ha dichiarato il presidente della Regione Enrico Rossi - Le soluzioni sono due: o vengono tolti dal patto di stabilità di regione e comuni i soldi della ricostruzione, ad esempio, lo stato ci garantisce 20 milioni, e il resto ce lo mettiamo noi fuori dal patto di stabilità. Oppure si costituisce un fondo deputato a questo scopo». Su questo punto, delicatissimo, che riguarda i contributi per la ricostruzione è stato molto chiaro il sottosegretario ferri: «O si inserisce nella fase emergenziale o è necessaria una norma primaria per la copertura degli interventi - ha sottolineato - I tre milioni stanziati ad oggi per Lunigiana e Garfagnana riguardano gli interventi per l’incolumità pubblica: per il resto della ricostruzione si può andare, al più presto, in delegazione al Ministero dell’economia». L’impegno emerso, al termine della lunga riunione, è stato quello di predisporre un piano di interventi per una fase delicata per il territorio lunigianese, quella in cui si tratterà di convivere, per un tempo indefinito, con il terremoto. E dal sindaco Grassi un messaggio chiaro: «Qui dobbiamo fare i conti con la paura. Abbiamo bisogno di conforto, dobbiamo far sentir, forte, ai nostri cittadini il senso dello stato».
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