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Sentenza cave, il Comune farà appello

Sentenza cave, il Comune farà appello

Il vicesindaco Vannucci: «Mi sembra singolare: e se la produzione viene regalata a un altro, allora chi paga?»

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CARRARA. «Noi ci appelleremo al Consiglio di Stato, innanzitutto e, rispetto alla delibera al momento annullata, valuteremo la miglior forma ma sempre salvaguardando il contenuto; insomma, non è accettabile che alla fine qualcuno non paghi»: così Andrea Vannucci, vicesindaco e assessore al marmo, commenta la sentenza del Tar favorevole alla ditta Ferdinando Vanelli.

«Mi sembra singolare la decisione del Tar - aggiunge Vannucci - per il fatto che uno contrattualmente sia legato a un impegno suo, allora non c'è un ristoro nei confronti del Comune e quindi della cittadinanza? E se si fossero impegnati a cedere gratis tutta la produzione, allora cosa succedeva?».

Come abbiamo scritto ieri, i giudici amministrativi hanno dato ragione alla ditta “Ferdinando Vanelli di Giorgio Vanelli srl”, e annullato la delibera dell’aprile 2012 con la quale in pratica, fissando il canone del contributo ambientale e poi i valori di riferimento del marmo escavato su cui calcolare il 5% del contributo, si superavano gli accordi tariffari tra Comune e associazioni (e quindi aziende del marmo). Il caso è abbastanza specifico: la ditta Ferdinando Vanelli ha ottenuto un giudizio favorevole perché ha spiegato di avere accordi in essere che prevedono la cessione di parte della produzione a prezzo prefissato alla Sam, e che quindi non è possibile dare un unico prezzo base a tutta la sua produzione. Il Tar, accogliendo questa eccezione specifica, ha comunque annullato tutta la delibera relativa alla tassazione fissata sulla base della legge 78-98. Si apre una falla su cui il Comune deve intervenire.

Riprende il vicesindaco Vannucci: «Adesso siamo concentrati sul nuovo regolamento: rispetteremo l'impegno di produrre una proposta come amministrazione da portare al confronto delle forze politiche e sindacali. Una proposta che si armonizzerà con le modifiche della Regione. Sulle concessioni? Noi faremo la proposta di dare le concessioni cava per cava, e non per mappali». E i beni estimati? «E’ un nodo che ci proponiamo di sciogliere, al pari degli altri beni. L’importante - ribadisco - è riuscire a mettere insieme delle norme che portino a superare delle situazioni che vanno avanti da molto tempo e sulle quali siamo intenzionati a fare chiarezza una volta per tutte, ma avendo dalla nostra elementi inoppugnabili. Tornando al caso specifico della sentenza del Tar ripeto, io credo che si tratti al limite di calibrare la norma per fare in modo comunque che su un materiale escavato qualcuno si faccia carico del pagamento di quanto prefissato».

La polemica di Codici. E intanto l’Associazione Codici polemizza: «Il Comune ha perso l'ennesimo contenzioso davanti al Tar. Gli amministratori sono ben consapevoli che il metodo di esazione applicato per i compensi dello sfruttamento degli agri marmiferi è illegittimo. Proprio l’avvocato della contro parte, il prof. Fabio Merusi su incarico dello stesso Comune aveva, con relazione giuridica del 2002, messo in guardia il Comune che l'unico metodo corretto è il canone di concessione temporanea basato su valore di mercato libero e concorrenziale, ossia l'asta. Le concessioni, caso unico al mondo, non sono state rilasciate e si continua a far pagare l'inconsistente compenso, attraverso accordi con i cavatori. Il Comune rinuncia così alla propria potestà decisionale. Ma dietro il danno sta anche la beffa: essendo palesemente illegittimo il metodo di esazione, i cavatori possono richiedere in giudizio al Comune il giusto risarcimento, e ottenere ulteriori concessioni a loro favore. Il risultato per la città è la perdita di centinaia di milioni di euro», conclude l’associazione Codici. (m.b.)

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