Il Tirreno

Il tribunale revoca il concordato Cermec

di Claudio Figaia

Colpo di scena in Appello: i giudici danno ragione ai legali di Unicredit, per l’azienda torna lo spettro del fallimento

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MASSA. La corte di Appello di Genova revoca il concordato preventivo di Cermec, riportando l’azienda pubblica sull’orlo del baratro. Il baratro del fallimento.

Il colpo di scena nella vicenda è arrivato ieri con la depozione in cancelleria della sentenza della prima sezione civile della corte di appello di Genova sul reclamo presentato da Unicredit contro l’omologazione del concordato preventivo di Cermec, decretata, in primo grado, dal tribunale di Massa. I giudici genovesi danno piena ragione all’istituto bancario – rappresentato in giudizio dall’avvocato carrarese Roberto Lazzini –: affermano, cioè, che l’istituto di credito doveva essere inserito nella “classe A” dei creditori, ovvero tra coloro che hanno diritto al 100% degli importi che vantano nei confronti di Cermec. E non nella classe “B2”, quella dei creditori ordinari, a cui il concordato riconosce soltanto il 25% dei crediti vantati. E da questo riconoscimento, lo si legge nella sentenza, discende “la non omologabilità del concordato preventivo” che era “fondata sull’approvazione di maggioranze calcolate secondo un criterio non conforme a quello corretto”.

Una questione evidentemente tecnica ma dagli effetti chiarissimi e pesanti. Unicredit aveva concesso a ErreErre (la società controllata da Delca e dalla stessa Cermec che ha realizzato l’impianto di “bricchettaggio” mai entrato in funzione) un finanziamento da 16 milioni di euro, con garanzie fidejussorie di ErreErre e di Cermec (quest’ultima “assistita da ipoteca su beni” per 11,4 milioni). Quando ErreErre falisce, Unicredit revoca l’affidamento e chiede a Cermec il rientro del credito. Cermec, però, si oppone, sostenendo che l’ipoteca sottoscritta riguardava beni di cui non è proprietaria e che la fideiussione era stata rilasciata dal direttore di allora di Cermec – Roberto Vaira – che era in realtà privo del potere di negoziare questi crediti. Succede così che, nonostante l’opposizione di Unicredit, il tribunale civile di Massa, con il voto della maggioranza dei creditori, omologa il concordato. Rilevando, tre le altre cose, che con quell’ipoteca, Cermec aveva garantito non un debito proprio, ma un debito della partecipata e dunque risponde solo per il valore del bene oggetto della garanzia. Vale a dire il terreno, ma non l’impianto su di esso costruito.

Unicredit, però, non ci sta;gli avvocati Roberto Lazzini e Chiara Lembi si mettono al lavoro e presentano ricorso (reclamo in termini tecnici) a Genova. Con argomentazioni e documenti che la corte di appello riconosce valide. Da qui la revoca dell’omologazione del concordato, che equivale all’azzeramento dell’intera procedura.

Cosa accadrà adesso? La sentenza ha preso in contropiede i legali e il management di Cermec. Un pronunciamento inaspettato che rimette in discussione tutto il lavoro fin qui fatto. Cermec aveva evitato il fallimento proprio grazie ala procedura di concordato in “continuità” che aveva consentito all’azienda di proseguire l’attività. E di avviare un processo di risanamento i cui primi risultati si sono mostrati di recente con il primo bilancio in attivo dopo anni di rosso. Ora tutto questo rischia di essere vanificato e lo spettro del fallimento della società torna a farsi minaccioso.

Gli effetti, tuttavia, non saranno immediati. Ugo Bosetti, presidente del Cda di Cermec, rinvia ogni commento: «Stiamo esaminando la questione, chiaro che dovremo reagire». Pressochè certo, dunque, il ricorso in Cassazione da parte dei legali di Cermec (guidati dall’avvocato Sergio Menchini) per vedere confermata la sentenza di primo grado. L’appello al terzo grado di giudizio avrà, inoltre, l’effetto di consentire di guadagnare tempo. Il pronunciamento della corte di Appello non ha infatti il carattere dell’immediata esecutività e quindi il concordato – puro può procedere “come se nulla fosse” fino alla sentenza definitiva. Se però la Cassazione accoglierà la sentenza di revoca dell’omologazione, sarà un problemone. A quel punto Cermec dovrà optare fra il fallimento e un concordato in cui i debiti da rifondere a Unicredit non saranno più di 3 milioni circa, ma di 15 milioni di euroe più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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