Il Tirreno

«Qualità italiana in Cina ricercata e apprezzata»

L’architetto carrarese Paolo Giannelli da quattro anni lavora a Hong Kong è tornato all’ombra delle Apuane per visitare Marble Weeks con dei colleghi

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CARRARA. Trentasette anni e Paolo Giannelli, architetto nato a Carrara e laureatosi all’Università di Firenze, ha già lavorato a Firenze, Parigi, New York, Shangai e Hong Kong.

E proprio a Hong Kong da quattro anni si è fermato, dopo esserci approdato lavorando per uno studio fiorentino ed averci fondato il proprio studio, Area-17.

“Area 17” è chiamata proprio la zona del cervello, la corteccia visiva primaria, responsabile della prima trasformazione degli impulsi visivi in idee ed immagini. Un nome, un programma.

Lo studio, che si occupa principalmente di residenze ed interni, ha quattro sedi operative: Pechino, Shangai, Hong Kong e Firenze. Tra i partner di Giannelli non mancano altri italiani giunti anch’essi in Cina in momenti diversi. D’altra parte – come spiega – in Oriente Italia è sinonimo di design innato e gusto. «Come i formaggi sono francesi, così il design è italiano» scherza l’architetto, che sottolinea quanto il background culturale italiano sia apprezzato dagli orientali.

Certo, noi abbiamo le idee, ma loro hanno la possibilità di metterle in pratica: «In Cina non mancano la forza lavoro, la tenacia, la possibilità di fare. Persino la burocrazia è ben gestita, ed il boom economico permette il proliferare di grandi progetti: è un mercato davvero attivo» continua.

La situazione così messa in luce pare allettante, soprattutto quando racconta quanto sia semplice e veloce aprire una società a Hong Kong; le difficoltà conseguenti - ricerca di spazi, clienti … - non sono maggiori a quelle che si incontrerebbero trasferendosi in qualunque nuova città.

Il contrario però - un orientale che venga in Italia per aprire uno studio d’architetto – funzionerebbe secondo lui difficilmente: piuttosto i clienti cinesi chiedono ai loro partner italiani di essere scortati in un viaggio attraverso i punti nevralgici del design italiano: il Salone di Milano, i laboratori del marmo di Carrara … Nonostante tutto, assicura Giannelli, «la qualità italiana è sempre superiore».

In questi giorni in cui è tornato a casa quindi ne approfitterà per fare un giro a Marble Weeks assieme a due partner, anch’essi italiani “emigrati” per lavoro in Cina.

«Laggiù tutto è più veloce – commenta - e anche per i giovani è più facile passare di livello; c’è più fiducia nella gioventù».

Per quanto riguarda un eventuale ritorno “in patria”, l’Architetto resta sul vago. Difficile da dirsi, il lavoro è là per ora. Ma avere una sede fiorentina lascia le porte aperte, e a giudicare da location e gusto italiano, che porte!

Chiara Piotto

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