Finanza
Staccioli: ex Torino svenduta possibile danno erariale
MASSA. «Patrimonio pubblico prima dichiarato inalienabile, poi svenduto per circa 40 euro al metro quadrato in una zona di prestigio, secondo una perizia già vecchia di anni e con un ulteriore sconto...
MASSA. «Patrimonio pubblico prima dichiarato inalienabile, poi svenduto per circa 40 euro al metro quadrato in una zona di prestigio, secondo una perizia già vecchia di anni e con un ulteriore sconto sul prezzo. Le irregolarità non si contano nella vicenda delle ex Colonie Torino di Marina di Massa». E' quanto dichiara la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto), firmataria di un'interrogazione in merito che sarà discussa durante la prossima seduta del Consiglio, in programma domani e mercoledì.
«La vendita della ex Torino risale al 2002 – spiega Staccioli, che già nei mesi scorsi aveva sollevato la questione – quando solo pochi anni prima (1998) gli immobili erano stati classificati come bene demaniale indisponibile con conseguente dichiarazione di inalienabilità. Solo 4 anni dopo, invece, la Regione Toscana decide che vale la pena vendere e lo fa partendo dalla valutazione di una perizia datata sempre 1998, quando ancora le colonie non erano state ristrutturate e necessitavano di una serie di interventi».
«Vale la pena ricordare che la società che acquistò il comparto, la Turimar (oggi controllata dall’Asi di Bogazzi-famiglia Conti) – continua la consigliera – aveva avviato la ristrutturazione senza pagare gli oneri di urbanizzazione, in quanto il bene era di proprietà pubblica. E che nella compagine societaria compare anche una società offshore con capitali probabilmente scudati».
Turimar, poi, è storia recente, ha chiuso la casa vacanze-ostello e presentato un progetto per la realizzazione di hotel a 4 stelle e appartamenti vacanze (per un investimento da 40 milioni di euro). Progetto ora arenato. «La società – accusa la Staccioli – non potendo più contare sul supporto dell'ex sindaco Pucci, che aveva sostenuto in tutto, chiede garanzie alle amministrazioni, altrimenti chiude tutto. Un ricatto inaccettabile, tanto più che il complesso, venduto per 2 milioni di euro, è oggi valutato almeno 15 volte tanto. Auspico che la Regione blocchi la speculazione. Sussistono i presupposti per accusare le pubbliche amministrazioni di danno erariale».
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