Il Tirreno

LE INTERCETTAZIONI

Qualcuno può finire bruciato Ho forzato troppo la mano

MASSA. Secondo il gip non ci sono prove che l’attentato all’abitazione della vittima (qualcuno suonò al campanello, esplose alcuni colpi di pistola contro il cancello e fuggì senza essere visto) sia...

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MASSA. Secondo il gip non ci sono prove che l’attentato all’abitazione della vittima (qualcuno suonò al campanello, esplose alcuni colpi di pistola contro il cancello e fuggì senza essere visto) sia stato compiuto dagli indagati. Ma gli inquirenti sono tuttavia convinti che la telefonata minatoria ricevuta dalla donna e registrata sulla segreteria telefonica del cellulare del figlio di essa, sia stata effettuata da Stefano Di Ronza (l’imprenditore campano già in carcere per un’altra inchiesta) in concorso con Lucchesi. E su un file del computer del funzionario di banca si trova il testo di un messaggio minatorio (“... se non la smetti di rompere i c. non hai idea di quello che ti può succedere.. ci va di mezzo anche tuo figliolo... qualcuno potrebbe finire bruciato...”) mai spedito ma presumibilmente indirizzato alla donna con lo scopo di farla desistere dalla volontà di denunciare gli ammanchi subiti. Minacce pesanti, dunque, che segnano, secondo la procura, un salto di qualità dell’attività degli indagati e che troverebbero conferma anche nelle intercettazioni delle telefonate fra Di Ronza e Lucchesi. In particolare in un colloquio del maggio 2012 in cui si sente Lucchesi dire a Di Ronza: «Eh, vabbè, Stefano, ho forzato troppo la mano e lo sapevo...». Per gli inquirenti un’altra ammissione degi illeciti commessi.

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