Sicurezza
Il ricordo: il coraggio delle 200 donne del 7 Luglio
CARRARA. E’ in programma stamani (alle 9,15 in Comune, poi corteo verso piazzetta) la commemorazione del 7 Luglio. Franca Franceschi Vicepresidente Anpi Carrara, responsabile del circolo culturale...
CARRARA. E’ in programma stamani (alle 9,15 in Comune, poi corteo verso piazzetta) la commemorazione del 7 Luglio. Franca Franceschi Vicepresidente Anpi Carrara, responsabile del circolo culturale “le donne del 7 luglio”, sottolinea: «Il ricordo delle compagne amiche non svanirà mai. La storia delle donne antifasciste, delle politiche, delle partigiane sono scolpite nel cuore e nella mente di tutti: coloro che le hanno accompagnate nella loro eroica avventura, che le hanno conosciute; e di tutte coloro che le hanno ascoltate, la memoria delle generazioni future. La Carrara dell’estate 1944 è una città piagata dalla miseria, dalla fame, dalla disperazione». Franca Franceschi riporta alcune testimonianze. “Un pane al giorno di nemmeno due etti. Quando la mamma me lo poneva tra le mani si raccomandava di lasciarne mezzo per la sera, che altro non ce ne sarebbe stato. Ero così stremata dalla fame del giorno prima, che non ce la facevo a mangiarlo e lo mettevo da parte”. Sorrideva amaramente Luciana quando raccontava i tempi di guerra e di fascismo. «La Carrara dell’estate 1944 era ferita, straziata, torturata. Le angherie e gli assassini, le stragi nazi-fasciste, costringevano la popolazione schiantata dal dolore e dalla paura, a vivere nascosta fra le mura di casa. Gli ebrei vivevano il massimo della repressione: per cinquemila lire venivano “denunciati” e portati via ai campi della morte». «Le donne del Pci clandestino, le partigiane combattenti e quelle di città, ci eravamo riunite nella sede segreta del vicolo del Duomo, sopra “Fioran”. Qualche cosa dovevamo fare contro il Diktat tedesco» raccontava Roberta Incerti, dirigente del Pci in clandestinità e combattente nella Brigata Garibaldi. Il marito Pietro era in Russia con gli alpini, costretto a una guerra che non voleva e di lui non aveva notizie da mesi. «Carrara doveva essere sfollata, i suoi cittadini portati con i camions dei tedeschi nei campi di raccolta più vicini, per essere poi tradotti nei campi di concentramento oltre le alpi. Carrara sarebbe stata rasa al suolo. Noi donne del Caffaggio, di Grazzano, del Bugliolo, della Carriona, sostavamo in strada stupite, costernate. Via tutte da tutto. Via dalla scuola dei figli, dal cimitero dei nostri morti, i nostri figli sparsi sui fronti di guerra, gli esuli lontani perdevano il luogo del loro ritorno», racconta Cesarina, allora giovane donna, che ancora racconta ai giovani l’eroismo delle donne del 7 Luglio, le eroine di Carrara. Lei era una che partecipò. «Una mattinata calda, senza ripari d’ombra. La gente passava veloce per le strade, rasente ai muri, sotto le gronde per ripararsi dalla sventura che il cielo senza pietà, buttava loro addosso. Ci tremavano le gambe»: Rosanna e Luciana mentre parlano, si rivedono come esseri viventi in quella giornata foriera di morte. Furono 200 le donne del 7 Luglio 1944.
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