Il Tirreno

«Con la mia piccola pensione come farò?»

«Con la mia piccola pensione come farò?»

Il racconto di Giuseppina, 74 anni, invalida con la casa lesionata a Equi: non posso sistemarla e la vita in tenda è difficile

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FIVIZZANO. Nella Lunigiana orientale sono giorni frenetici di verifiche alle abitazioni lesionate dal terremoto, ma ci vorrà probabilmente ancora qualche giorno per terminarle, visto che a quelle in lista se ne aggiungono quotidianamente altre, a Fivizzano e a Casola.

«Siamo arrivati a 700 richieste di controlli nelle abitazioni – dice il sindaco di Casola, Riccardo Ballerini – Intanto da parte della protezione civile è in corso una parziale smobilitazione, ma i campi tendati per ora restano anche se con meno volontari». Attorno ai terremotati c’è solidarietà, voglia di aiutarli anche se la situazione non è ancora del tutto stabilizzata. Ieri alle 13,56 c’è stata una scossa di magnitudo 2.7. Epicentro nella zona di Equi. E poi un’altra scossa di grado 2.4 alle ore 16,42.

«Qui a Casola - racconta il sindaco – abbiamo avuto la visita del capitano del Genoa, Marco Rossi, che è massese. ha parlato con i giovani, con i volontari. E ha devoluto una cifra per aiutarci a rimettere a posto il pulmino comunale che è rotto. Ha detto che fra i giocatori del Genoa farà una raccolta fondi per Casola. Lo ringraziamo per la sua grande sensibilità. Ma il problema è che, per riparare i danni alle opere pubbliche e alle case private, è lo Stato che dovrebbe farsi vivo e darci i soldi, perché da soli non ce la faremo mai. Stiamo valutando le somme urgenze, ad esempio per ripristinare la via di accesso a UIgliancaldo e la zona “rossa”di Regnano, almeno per farci ritornare chi ha le case agibili».

La ditta Machieraldo di Biella ha inviato al Comune di Casola due pianali di materiale monouso, stoviglie, sacchi immondizia, forchette, bicchieri, a titolo gratuito su interessamento dell'agente di zona, l'albianese Massimiliano Abate.

Anche a Fivizzano il sindaco Paolo Grassi continua a monitorare il territorio. Uno dei problemi, quando saranno tirate le somme su tutte le case inagibili, e quando i campi tendati verranno smantellati, sarà dove mettere le persone temporaneamente senza tetto che non sanno dove andare.

Fra queste c’è, a Equi Terme, Giuseppina Mirandoli, 74 e invalida. E' dalla notte del 21 giugno che è fuori dalla sua abitazione di via della Stazione, lesionata dalla prima forte scossa e da quelle successive.

Alloggia nel campo di prima accoglienza situato nell'area camper di Equi, a circa 500 metri dal centro abitato. Dorme in una tenda e per i pasti si arrangia in paese. E' esausta, non ha certezze per il futuro, chiede aiuto. «Ho la casa inagibile - racconta Giuseppina- una piccola pensione e non avendo altre risorse, non ho possibilità di fare alcun tipo di intervento per mettere in sicurezza la casa e potervi rientrare». Com'è la vita nel campo di accoglienza? «Considerate le mie condizioni di salute non belle (ho un'invalidità e il 16 giugno sono stata anche operata di cataratta), nelle tende di giorno fa caldo e alla notte freddo, ci sono due wc per sedici persone, niente doccia né cucina. Abbiamo solo il prezioso sostegno dei volontari della protezione civile che non ci lasciano mai soli, per il resto ci sentiamo abbandonati». Racconta che per lavarsi «c’è un tubo di gomma agganciato ad un rubinetto, se arrivi per prima la mattina hai la fortuna di trovare un po' di acqua tiepida scaldata dal sole, se no è fredda. Per lavare gli indumenti , per quel poco che ho con me, prelevato dai vigili del fuoco dalla mia casa, vado all'esterno della mia abitazione e li lavo in un catino». La signora Giuseppina parla anche del disagio e delle difficoltà dei suoi “compagni” di sventura tra i quali un'anziana di 84 anni anch'essa con la casa lesionata che ha difficoltà a raggiungere a piedi il campo di accoglienza. «Il sentiero che porta al campo- descrive Giuseppina- è fatto di sassi e scarsamente illuminato: di cinque lampioni ne funziona solo uno». Cosa chiede? «Più attenzione da parte dei politici, a loro ho già fatto presente le difficoltà che persone sole come me stanno affrontando, ma al momento nessuna risposta. Vivere in tenda in queste condizioni è difficile, ci servirebbero alloggi di fortuna migliori. Ci serve aiuto dalle istituzioni e certezze per il futuro, qui al di fuori dei volontari non si è visto nessuno e i giorni passano tra le difficoltà quotidiane, per lo più ad avere avuto le case lesionate sono anziani come me e anche con problemi di salute». (m.l.), c.car.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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