Il Tirreno

le difese

Gli avvocati già al lavoro per presentare il riesame

MASSA CARRARA. C’è il marmo nell’inchiesta della procura che ieri ha portato all’arresto di 5 persone. È, infatti, un’azienda del lapidei la Biancospino srl diMarco e Maruska Alibani, azienda oggetto...

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MASSA CARRARA. C’è il marmo nell’inchiesta della procura che ieri ha portato all’arresto di 5 persone. È, infatti, un’azienda del lapidei la Biancospino srl diMarco e Maruska Alibani, azienda oggetto di sequestro preventivo. Quote della società sarebbero state proposte anche alla correntista derubata dallo stesso Lucchesi.

Marco e Maruska Alibani sono conosciuti oltre Foce, soprattutto nella zona dello stadio dove, in via Piave, hanno sede molte segherie.

La notizia del loro arresto ha fatto immediatamente il giro delle aziende, e non solo. Sono noti soprattutto il padre e lo zio dei due imprenditori che, da sempre, gravitano nel mondo del lapideo. I due fratelli sono difesi dall’avvocato Andrea Lazzoni, di Sarzana:«Ho da poche ore in mano un’ordinanza di 110 pagine: dovrò leggere bene gli atti prima di un qualsiasi commento».

Questo la prima dichiarazione del legale. Poi aggiunge poche parole:« Si tratta di un procedimento che è in atto da tempo - prosegue - i miei assistiti sono già stati interrogati un anno fa. Stupisce, adesso, questa ordinanza di custodia cautelare anche se il fatto che la misura loro applicata è stata quella degli arresti domiciliari, quindi meno pesante rispetto alla custodia in carcere».

Per quel che riguarda la posizione di Marco e Maruska Alibani l'avvocato Lazzoni non si sbilancia: »Lavoravano in diverse società del settore lapideo e di queste ne sono stati soci e legali rappresentanti durante vari passaggi».

Infine l'avvocato Lazzoni annuncia: «In queste ore leggerò bene gli atti e poi, molto probabilmente, faremo istanza al tribunale del riesame».

Annuncia istanza di riesame anche Francesco Persiani, avvocato di Stefano Di Ronza e Stefano Pezzica.

«Questa indagine va avanti da anni - spiega - sono state fatte anche perquisizioni, i miei assistiti sono già stati interrogati.

Di Ronza ha sempre escluso di aver commesso qualsiasi atto di tentata estorsione. Prima gli inquirenti hanno sequestrato una pistola che lui deteneva regolarmente, ora ipotizzano che sia il mandante, ma il mio assistito si è sempre professato innocente. E il fatto che conoscesse il Lucchesi non è certo un reato».

E su Pezzica, l’altro suoi assistito :«Se è per caso inceppato in qualche assegno poco chiaro, certo lui non ne era al corrente. La gestione delle società è stata corretta e tutte le operazioni effettuate tracciabili. Non solo, ma il commercialista non ha mai, in alcun modo, partecipato alla distrazione di denaro». Poi la conclusione:«Per i due indagati che difendo presenterò a breve istanza al riesame».

Sarà il riesame, quindi a decidere se confermare le misure cautelari.

(C.S e. A.V.)

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