Il Tirreno

«Pochi giorni al via del progetto di rilancio per l’area ex Eaton»

di Aronne Angelici
«Pochi giorni al via del progetto di rilancio per l’area ex Eaton»

Il presidente del Consorzio Zona, Cesare Ugolotti, spiega le linee di azione e i tempi dell’operazione «Primo obiettivo l’occupazione ma bisogna fare delle scelte, rapide, sulla politica industriale»

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MASSA. «Questione di giorni e potremo partire ufficialmente per lavorare all’acquisizione degli 80mila metri quadrati dell’area e soprattutto ad un piano di reindustrializzazione (e non solo) che abbia come obiettivo l’occupazione». Cesare Ugolotti è presidente di quel Consorzio zona industriale che avrà il compito di gestire l’operazione recupero. Un compito che potrebbe essere esteso in futuro visto che la Regione sta pensando seriamente ad una revisione delle funzioni e dei poteri del Consorzio in modo da servirsene come braccio operativo in situazioni del genere a livello regionale. Situazioni che certo, e purtroppo, non mancano.

Ugolotti, dell’acquisizione dell’area Eaton si parla da mesi e mesi. Siamo sicuri che sia la volta buona?

«Direi di sì. Credo che il governatore Rossi nei prossimi giorni convocherà tutti i soggetti interessati per la firma dell’accordo di programma che darà il via alla prima fase dell’operazione. Da quel momento il Consorzio Zia avrà 90 giorni di tempo per presentare un piano di fattibilità. Approvato il piano scatta la seconda fase: la regione darà i 5 milioni che servono per l’acquisizione dell’area. I comuni di Massa e di Carrara hanno già garantito il massimo appoggio, magari in caso di eventuali varianti per far correre l’operazione. Questo lo schema, l’importante a mio avviso è che il progetto sia condiviso da tutto il territorio, enti, associazioni, parti sociali».

Novanta giorni di tempo, basteranno?

«Li faremo bastare. Del resto non partiamo da zero. Ci sono studi economici già fatti, non ultimo anche dalla Fidi Toscana che danno un valore agli 80mila mq di superficie di 38mq sono coperti. Di intoccabili tra questi ci sono le palazzine che sono state catalogate come esempio di architettura industriale».

Su che binario deve muoversi il progetto?

«Intanto l’obiettivo deve essere quello della massima occupazione possibile e tenendo ferma comunque, a mio avviso, la barra sulla destinazione industriale e produttiva. Certamente, è emerso anche negli incontri già avuti anche con i sindacati, per rendere fattibile economicamente il progetto, guardando alla crisi generale, bisognerà probabilmente trovare uno spazio anche per il terziario. Poi c’è una riflessione politica da fare..»

Quale, Ugolotti?

«Beh, una questione di politica industriale. Che facciamo: vendiamo semplicemente le aree ai privati? E se poi uno di questo chiude, cosa facciamo? Oppure il pubblico deve investire e tenersi la proprietà, come nei pip? A proposito, ricordo che i 5 milioni della Regione non sono a fondo perduto ma fungono da fondo di rotazione: ma mano che andiamo avanti vanno restituiti. Sarà compito magari della politica locale chiedere di reinvestire quei soldi in altre operazioni sul lavoro».

I motivi di discussione non mancano, certo, ma i tempi non sono stretti?

«Credo che possiamo fare presto e bene. La politica deve correre: è una grande occasione e non possiamo permetterci di sbagliare»

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