Sicurezza
Danneggia una statua: «È blasfema»
Militante della Destra contro una scultura di Donia Maauoi al Pianto, arrivano i carabinieri. «Ora le metterò un velo bianco»
CARRARA. Ha cercato di rompere una statua dalle forme femminili - in acciaio e gesso - esposta nella chiesa delle Lacrime (o del Pianto), ma è stato fermato in tempo. Serata movimentata per Marble Weeks: protagonista, l’ex consigliere di circoscrizione della Destra Alessandro Bruzzi, agente immobiliare, bloccato dal custode del luogo espositivo e successivamente dai carabinieri, che hanno riportato la calma. Il giorno dopo, a freddo, racconta che alla vista di quei corpi di donne formose, piazzati davanti all’altare si è sentito offeso come credente e praticante. Così Alessandro Bruzzi, trentottenne, non ha resistito e ha iniziato a protestare a gran voce, inveendo contro le opere d’arte realizzate da Donia Maauoi, artista belga di origini tunisine “ospite” di Marble Weeks. A far perdere il lume della ragione a Bruzzi è stata la scultura più grande, posta davanti all’altare centrale, che raffigura una donna con le braccia verso il cielo: il militante della Destra si sarebbe scagliato contro l’opera, prendendola a calci e danneggiandola in due punti, al grido di «E’ blasfema». «E’ una sfilata di bambole gonfiabili di gesso, non andava collocata in una chiesa tuttora consacrata. Qui è stata battezzata mia sorella, mi sono sentito offeso come cattolico praticante», dichiara Bruzzi, che ha lanciato un appello ai vertici della curia. E aggiunge: «Mi chiedo se il Vescovo Santucci sappia di questa mostra, se abbia visto le opere. Lo invito a visitarla, e a esprimere pubblicamente il suo parere» ha aggiunto l’agente immobiliare.
Dopo l’episodio dalla curia hanno fatto sapere che la chiesa delle Lacrime non è più adibita al culto; l’edificio è del 1600, ma da una ventina d’anni è chiuso perché c’erano probemi di infiltrazione d’acqua e liquami. Come diciamo anche a parte, non è però mai stata sconsacrata.
«Mi dispiace per quello che è successo non avrei mai pensato che le mie opere potessero risultare offensive» ha replicato, a distanza, la creatrice delle sculture, Donia Maauoi. L’artista ha spiegato infatti che la sua esposizione vuole rappresentare il percorso di una donna - Lola - che si libera dalle oppressioni imposte dalla società, siano esse i maltrattamenti fisici o i canoni estetici in voga in questo momento storico, che vogliono figure femminili magrissime e sempre giovani. Descrivendo poi la scultura danneggiata, la Maaoui spiega: «Ha le braccia verso il cielo perché cerca la spiritualità, il benessere».
Nessuno spirito di contestazione dunque nei confronti della religione, né tanto meno, alcuna volontà di provocazione: «Io sono contro i maltrattamenti. Ho sposato un cristiano e ho frequentato scuole cattoliche. Questa contestazione mi rattrista molto perché per me prima di tutto vengono la tolleranza e il rispetto per l’arte» ha aggiunto la Maooui. A conferma di queste parole l’artista ha dato la disponibilità a far coprire l’opera “contestata” con un velo bianco: «Voglio evitare che la scultura appaia poco rispettosa e inoltre, il bianco è un messaggio di speranza» ha concluso Donia Maauoi. Ma non è ancora certo che il velo sarà messo davvero.(m.b., c.ch.)
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