Il Tirreno

Chiesa inagibile, il matrimonio emigra

di Cinzia Carpita
Chiesa inagibile, il matrimonio emigra

Storia di Ilaria: volevo sposarmi alla Pieve di Offiano e sentire per me l’organo che spesso ho suonato. Vado in Lucchesia

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CASOLA. «Avrei tanto voluto sentire per me le note dell’organo del Settecento che spesso ho suonato per i matrimoni dei miei amici. Invece la chiesa della Pieve di Offiano è inagibile. Un dispiacere doppio». Ilaria Berti, 32 anni, è ingegnere alla General Electric a Firenze, dove lavora anche il suo fidanzato Massimiliano Borghetti di 39 anni. «Ci sposeremo sabato prossimo, ma abbiamo dovuto cambiare chiesa». Pronunceranno il loro sì, a pochi chilometri da Casola ma in Lucchesia, nel Santuario di Monte Argengna. E ad unirli in matrimonio sarà il parroco di Casola, Don Daniele Arcari.

E’ questa un’ altra delle conseguenze del terremoto che ha portato paura e danni nella Lunigiana orientale. «Domenica scorsa, - racconta il parroco di Fivizzano Don Guido Cece, - un matrimonio che doveva celebrarsi a Monzone, dove la chiesa è inagibile, si è svolto a Filattiera».

E ora quello previsto a Casola “emigra” fra il versante della Lunigiana e quello della Garfagnana, vicino al passo dei Carpinelli. Ilaria Berti ora abita e lavora a Firenze, ma è nata nel paese di Vigneta dove vivono i suoi genitori. «La loro casa è agibile ma dormono in tenda». Come tanti altri lunigianesi ancora choccati dal terremoto del venerdì 21 giugno scorso e dalle scosse successive. Ilaria racconta di quel venerdì «Ero a Firenze e l’ho sentito anche lì. Le prime notizie che ho raccolto indicavano Casola come epicentro, ho subito pensato alla mia famiglia. Ho telefonato a mia madre, ma le linee erano intasate. Poi ho saputo che non c’erano stati feriti e che i danni non erano gravissimi. Sono ancora in agitazione ma mi concentro sui preparativi per il matrimonio. Una spinta per superare la paura».

Solo lunedì scorso Ilaria e il fidanzato hanno deciso la chiesa dove sposarsi, in alternativa alla Pieve di Offiano inagibile.

Ma la cena per festeggiare il matrimonio sarà a Fivizzano, «nel Convento del Carmine, a Cerignano», che oggi viene utilizzato per ricevimenti. E che destino: un convento, dicono le note storiche, costruito dai frati Carmelitani nel 1568 e sopravvissuto ai terremoti del 1835 e del 1920, dopo i quali è stato ristrutturato.

Le chiese, i conventi, i matrimoni, il legame fra passato e futuro. La Lunigiana che oggi conta i danni ma non si arrende. I suoi giovani che, anche se costretti da calamità naturali a sposarsi altrove, hanno radici forti nella loro terra, radici che neppure un terremoto può strappare. La storia di Ilaria è un po’ un simbolo, un esempio della vita che va avanti. Tanti auguri ai futuri sposi.

E mentre la Lunigiana orientale si lecca le ferite, e le famiglie cercano di farsi coraggio a rientrare nelle case agibili, ci sono squadre di tecnici al lavoro per controllare le abitazioni.

A Casola ieri erano all’opera 12 squadre. Il sindaco Riccardo Ballerini seguiva come sempre l’evolversi della situazione. Alle 16,15 una scossa di magnitudo 2.7. «E sì, ormai ci siamo quasi abituati, ma speriamo che finisca presto tutto questo. Stiamo anche fronteggiando casi singoli di persone che necessitano di particolare assistenza. Inoltre stiamo cercando di risolvere il problema dell’accesso alle zone rosse, per quelle persone che in quei borghi hanno le case agibili. Questa sarà la priorità, dopo la stima dei danni che spero di poter avere nei prossimi giorni, considerando – spiega il sindaco – che entro sabato dovremmo terminare le verifiche alle case lesionate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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