Il Tirreno

Tda, 29 dipendenti in cassa integrazione

L’azienda di Marco Ricciardi chiede il pre-concordato, occupazione a rischio, ma ci sono trattative con un gruppo svizzero

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MASSA. Non si arresta la crisi industriale nel territorio apuano. Ultima azienda a vacillare sotto i colpi di una recessione che non sembra avere fine è la Tda Srl., “Tirrenica Distribuzione Acciai”, fabbrica specializzata nel taglio e nella modellazione di lamiere di acciaio e ferro che dà lavoro a una trentina di persone fra operai e impiegati.

La Tda, con sede in via Dorsale, zona industriale, produce, in prevalenza, componenti per lavastoviglie, lavatrici e altri elettrodomestici, settore che forse più di altri sta sentendo i contraccolpi del rallentamento dell’economia. Succede così che anche questa realtà va in sofferenza: mercato fermo commesse ridotte, costi inalterati e, quindi, conti che non tornano più. Risultato: avvio della procedura di concordato preventivo “in bianco”, cassa integrazione guadagni per 29 lavoratori.

Della crisi di Tirrenica distribuzione Acciai hanno discusso ieri mattina i segretari di Fiom, Uilm e Fim Cisl, nell’assemblea che si è svolta a palazzo civico dopo l’incontro con il sindaco Alessandro Volpi sulla vertenza Eaton. I segnali raccolti dai sindacati non sono incoraggianti: la situazione economico-finanziaria dell’azienda ha indotto il titolare – che è Marco Ricciardi, cugino (ma non in rapporti societario-economici) di Emanuele e Alberto Ricciardi, i due fratelli alla guida di Ecoacciai il primo e di Fermet il secondo, ossia dei due big apuani nel campo della raccolta, nella trasformazione e nella commercializzazione di rifiuti ferrosi – a chiedere il pre-concordato preventivo (chiamato anche in bianco” o “pre-concordato”, o anche “concordato post-datato”). Si tratta di una procedura introdotta di recente nella legislazione che, in sostanza, consente all’impresa di avviare il concordato preventivo prima di presentare il piano di rientro dei debiti e di soddisfazione dei creditori. In questo modo l’impresa è al riparo dall’aggressione dei creditori stessi che con istanze di fallimento e di pignoramento potrebbero fare naufragare ogni strategia di ristrutturazione ed è quindi in grado di programmare meglio l’uscita dallo stato di crisi.

Nel frattempo, per i dipendenti è scattata la cig “ordinaria” che dovrebbe essere presto trasformata in cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale. Tradotto: stipendi ridotti a 8-900 euro mensili e prospettive di perdita dell’occupazione purtroppo reali.

Ma Tda, secondo fonti del sindacato, starebbe trattando la cessione con un gruppo industriale svizzero per un’operazione di salvataggio-rilancio che potrebbe tutelare l’occupazione e una realtà industriale comunque importante per il tessuto produttivo locale.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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