Italia
«Ora se guardi Regnano ti si stringe il cuore»
CASOLA. «Sono carrarese e a Carrara ci abito e ci lavoro, ma mi sento una cittadina legata a Regnano, da quando avevo 5 anni, cioè da quando il medico disse a mio nonno che in questo paese della...
CASOLA. «Sono carrarese e a Carrara ci abito e ci lavoro, ma mi sento una cittadina legata a Regnano, da quando avevo 5 anni, cioè da quando il medico disse a mio nonno che in questo paese della Lunigiana, c’è aria pura di montagna, pace e aria buona. Da allora con la mia famiglia ci tornavamo ogni estate per un paio di mesi. Un posto stupendo, dove trovi i funghi e vedi i caprioli attorno alla casa. Finalmente nel 2003 a Villa di Regnano, ho comperato una casa in pietra, che era stata la scuola del paese e poi l’ex ufficio postale. Una casa della fine Ottocento. In paese ormai conosco tutti. Anni fa in inverno ci abitavano 350 persone, in estate il triplo. Oggi una ottantina di residenti fissi, e ancora il triplo nella bella stagione. Qui si continua a coltivare i campi. Ma dopo il terremoto, se guardi Regnano ti si stringe il cuore. Dal di fuori le abitazioni sembrano intatte, ma dentro...».
Un lungo sfogo di Annalia Mattei, una cinquantetreenne, impiegata di banca, che come rappresentante della Compagnia del Guiterno, ha già lanciato dalle pagine del Tirreno, un appello per salvare l’intera frazione (tra agglomerati, a Villa, Castello, Poggio) e la chiesetta di Santa Margherita nella parte più alta della frazione, disabitata dal 21 giugno scorso, e off limits per motivi di sicurezza.
«Santa Margherita è la patrona di Regnano, e io sono nata proprio quando la si festeggia, il 20 luglio. A Villa c’è una chiesa nuova ma per la popolazione di qui, è quella antica di Castello di Regnano, la chiesa più amata». Era già degradata, il terremoto l’ha devastata.
Annalia Mattei racconta che aveva anche una vecchia casa a Castello di Regnano (il borgo con 6 residenti fissi e una cinquantina in estate è stato dichiarato zona rossa, cioè inaccessibile perché ci sono pericoli dopo il terremoto del 21 giugno): «Ora quella casa che volevo ristrutturare è completamente distrutta. E una parte dell’antica rocca di Regnano è crollata nel fiume sottostante».
Annalia Mattei conosce bene la storia di quei luoghi, l’ha studiata, si è appassionata. Perciò un po’ pensa ai danni che lei ha subito dal terremoto e un po’ il cuore le vola alle ferite dei borghi interi, di cui si è innamorata. Anche se le sue radici non sono lunigianesi, si sente una sorta di “talea”, come tutte quelle persone che pur non essendo nate nei paesi terremotati della Lunigiana orientale, sono divenuti un “ramo” nuovo della pianta.
« A Castello di Regnano, facciamo ogni anno la rievocazione storica medievale». Chissà quando e se potrà essere ripetuta. A Villa, la casa di Annalia Mattei è inagibile: lì, le case lesionate sono il 50 per cento. Dal di fuori non si vede, dentro ci sono crepe, la mia casa dopo le verifiche tecniche è stata dichiarata inagibile. Io ho la casa anche a Carrara, ma molti lunigianesi dormono in tenda e mangiano presso i centri della protezione civile. Hanno tende negli orti». Racconta del terremoto: il sabato 15, precedenti il 21 giugno si è sentita una scossa secca, (magnitudo 3.4 alle ore 21,41 ndr): quella notte ho dormito vestita, anche se no avevo visto crepe. Venerdì 21 giugno ero al lavoroa Cararra quando è venuta la scossa di magnitudo 5.2, ho capito che dovevo andare a Regnano».
Si è recata nel paese il mercoledì dopo. «E sono rimasta scioccata. Il paese da fuori, a parte crolli di alcune vecchie case, sembrava sano. Anche la mia abitazione non pareva avere avuto danni, invece quando sono entrata ho visto calcinacci e crepe. Uno choc. Ora se sbatte una porta, tremo, scatto come una cavalletta, avendo sentito e visto ciò che può provocare un terremoto. E meno male che il sisma è capitato nel periodo in cui queste zone non si sono ancora ripopolate di villeggianti o proprietari di seconde case. Tutta gente che, anche se viene da fuori, ama questi luoghi, coltiva i campi, cura i boschi. Se i borghi antichi lesionati non saranno ricostruiti dopo il terremoto, sarà un danno anche per l’ambiente naturale».
Il rischio di abbandono fa paura almeno quanto la terra che trema. «Aiutateci a riportare la vita in paesi come Castello di Regnano, la sua chiesa. Facevamo le processioni in stile medievale, portavamo in processione la statua di Santa Margherita fino al castello e veniva celebrata la messa davanti alla vecchia chiesa... La chiesa: avevamo ottenuto che fosse messa in sicurezza, poi l’avremmo ripulita. Sognavamo che Regnano potesse riaverla, come era tanto tempo fa».
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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