La manifestazione
Marble Weeks Qualche ristorante è in tilt con il pienone
Lamentele: tempi lunghi al tavolo, c’è chi si organizza E molti negozi sono rimasti chiusi domenica e lunedì sera
CARRARA. Dopo il primo fine settimana di Marble Weeks, è polemica sulle aperture dei negozi e sulla capacità dei ristoratori di rispondere all’invasione di visitatori in centro città. Negozi che restano aperti solo ed esclusivamente in concomitanza con gli spettacoli e ristoranti in difficoltà nel gestire l’afflusso straordinario di clienti innescato da Marble Weeks: a pochi giorni dall’inaugurazione della terza edizione della manifestazione estiva, che sta riscuotendo un successo senza precedenti, il mondo del commercio carrarese è al centro di una doppia polemica. La prima è scoppiata in concomitanza con il taglio del nastro di Marble Weeks, venerdì, e si è accentuata sabato: i ristoranti carraresi, presi d’assalto da un afflusso particolarmente intenso di visitatori, non sarebbero riusciti a rispondere prontamente alle esigenze dei clienti, molti dei quali hanno lamentato un servizio lento. Il problema riguarderebbe in modo trasversale quasi tutti i locali del centro, da quelli più esclusivi e rinomati a quelli più economici e spartani: attese lunghe, ritardi nel servizio, a fronte spesso di ordinazioni nemmeno troppo complicate. «Lo so, mi ci sono trovato anch’io gli anni scorsi, il problema è che le nostre cucine non sono tarate per così tanti clienti» ha spiegato Giuseppe Santucci, titolare di Merope, in via Ulivi, all’ingresso di Piazza Alberica. Dopo due anni difficili, Santucci ha messo a punto una soluzione tutta sua: «Nei giorni di Marble Weeks propongo due menù fissi, uno di terra e uno di mare: i miei clienti capiscono e apprezzano. Così riusciamo a garantire tempi di attesa ragionevoli, piatti di qualità, a prezzi contenuti». La formula di Santucci parte da un presupposto: chi viene a Carrara durante Marble Weeks non vuole trascorrere la serata al tavolino ma godersi la città e i suoi spettacoli. Quanto poi all’ipotesi di sopperire alle lunghe attese assumendo più personale, Santucci non ha dubbi: «Non è questione di cuochi o camerieri, è la struttura delle nostre cucine, con sei o otto fuochi più di tanto non si può fare». L’altra spina nel fianco del commercio carrarese, sicuramente non nuova riguarda invece le aperture serali: «Venerdì e sabato, in concomitanza con gli eventi, erano tutti aperti. Domenica e lunedì la maggior parte dei negozi hanno tenuto le serrande abbassate» ammette con un po’ di rammarico, Lorenzo Baglioni, presidente del consorzio Carrara in Vetrina che ribadisce l’invito a restare aperti. «Capisco i problemi e le esigenze, ma posso garantire per esperienza diretta che anche nei giorni feriali e quando non ci sono gli spettacoli, c’è comunque una grande affluenza e si possono fare buoni affari».
Insomma secondo Baglioni, «il vero spettacolo sono le opere e le installazioni» che anche senza musica e lustrini riescono a richiamare il pubblico: la speranza di Carrara in Vetrina è che tutti recepiscano il messaggio e aprano le porte dei propri negozi, anche nei giorni infrasettimanali. (c.ch.)
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