Il Tirreno

«Controllate la mia casa» salite a 1900 le richieste

di Cinzia Carpita
«Controllate la mia casa» salite a 1900 le richieste

Già eseguite 1.200 verifiche nella Lunigiana orientale L’obiettivo: finire entro sabato. Ma cresce la fila a Casola e Fivizzano

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FIVIZZANO. Ancora un briefing a Fivizzano, ieri nel tardo pomeriggio, nel centro di Coordinamento della protezione civile. Fino a quell’ora non si erano registrate altre scosse dirilievo. Sul sito del Comune di Fivizzano ci sono gli aggiornamenti del dopo terremoto: il 60% degli edifici è agibile, il 15% è temporaneamente inagibile, il 4% è parzialmente inagibile, l’1% sono case da rivedere e temporaneamente inagibili, il 16% sono gli edifici inagibili, e il 4% edifici inagibili per rischio esterno.

Quest’ultima categoria costituisce un altro dei problemi a Fivizzano, dice il sindaco Paolo Grassi: «Stamani (ieri, ndr) ho dovuto andare nella frazione di Corsano per convincere i pochi abitanti, sei in tutto, a lasciare le loro case, perché lì vicino c’è un edificio che costituisce un pericolo e devo chiudere la via di accesso. Non volevano andarsene, e sono andato di persona a parlare con loro. Due anziani vanno a stare dal figlio, gli altri abitanti troveranno altra sistemazione. Purtroppo questo è un problema, ci sono casi di inagibilità per rischio esterno anche in altre frazioni: ad Aiola, Terma, Equi Terme. Ci sono edifici pericolanti vecchi e disabitati, che sono di più proprietari, e devono essere inviare a tutti le ordinanze per la messa in sicurezza». Un vero e proprio tour de force per il Comune di Fivizzano, come per quello di Casola, mentre ieri in tuto il territorio terremotato sono riprese le verifiche tecniche alle abitazioni lesionate. Al lavoro diverse squadre con tecnici venuti da varie regioni a dare manforte. Nel briefing di ieri sera è stato stabilito di cercare di terminare tutte le ispezioni edilizie entro sabato prossimo. Ma stanno arrivando i proprietari delle seconde case a chiedere controlli. Un flusso non-stop agli uffici comunali.

A ieri sera il quadro dell’area terremotata (compresi Comano e Fosdinovo) era questo: su 1900 richieste di verifiche, ne sono state fatte 1.200.

«Qua ci sono 8 squadre di tecnici al lavoro – ha detto il sindaco di Casola, Riccardo Ballerini – con quelli della Regione. Non tornano nelle case che avevano già dichiarato agibili, a meno che i proprietari non segnalino situazioni di aggravamento dopo le ultime scosse».

Attualmente a Casola ci sono 60 persone (34 nuclei familiari) senza tetto, cioè con la casa inagibile. Queste persone sono ospitate da familiari o amici, o nei campi di accoglienza allestiti sul territorio. «Temo che il problema si aggraverà – dice Ballerini, e quando la protezione civile avrà smantellato i campi (se non ci saranno nuovi allarmi, ciò dovrebbe avvenire fra qualche giorno) dove metteremo queste persone, in attesa che vengano ristrutturate le case? Non abbiamo come Comune strutture per l’accoglienza; e chi andrebbe in alberghi o altre ricoveri lontani dalle proprie case?». Un caso analogo a quello di Corsano, Ballerini lo ha a Casciana: «Gli abitanti delle case agibili possono andarci solo se accompagnate dai vigili del fuoco, ma non possono restare, per via di un attiguo edificio lesionato». E ci sono persone che vorrebbero tornare in casa e non possono, nei borghi storici di Casola, dove ci sono vie inagibili. «Tutto ciò – spiega Ballerini – lo abbiamo fatto presente, assieme al sindaco di Comano e presidente dell’Unione Comuni, Cesare Leri. C’è il guaio delle somme urgenze: si dovrebbero sistemare almeno le strade, ma con quali soldi? A Ugliancaldo, la gente che ha anche animali da allevamento, passa magari dai campi per arrivare nel paese, ma il borgo è off limits». Insomma, una grossa matassa ingarbugliata, da dipanare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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