Il Tirreno

Ma le vendite calano ancora del 7%

Ma le vendite calano ancora del 7%

Il potere d’acquisto delle famiglie massesi è più basso di quello del 1995

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MASSA. I portafogli pieni, in terra apuana, sono davvero pochi. Certo, però, sapere che oggi abbiamo meno soldi in tasca di quanti non ne avessimo nel 1995 fa un certo effetto. Eppure è così, lo confermano i dati. L’istituto studi e ricerche della Camera di commercio lo mette nero su bianco nel rapporto economia: diciotto anni fa il potere d’acquisto medio di ciascun massese era - riportato in euro - 14.700. Adesso (il dato è relativo all’anno 2012), ognuno di noi ha 300 euro in meno su cui contare ogni anno per fare spese. Ben 700 euro in meno, invece, rispetto al 2011. Fare un confronto con il 2007, anno pre crisi, evidenzia il crollo del potere d’acquisto: 15.800 euro procapite.

E quando i soldi sono pochi, si contano anche i centesimi e si compra soltanto l’indispensabile. Ecco quindi che il primo effetto della crisi è la contrazione dei consumi. Rispetto agli anni precedenti la crisi economica, la riduzione è del 4%.

Conseguenza immediata: vendite in picchiata (-7%) con esiti particolarmente pesanti. Il settore commercio è in crisi nera: con il 2012 - si legge nel rapporto economia - salgono a 32 i trimestri consecutivi di perdita di fatturato per i negozi al dettaglio. Un trend così negativo, dal dopoguerra ad oggi ,non si era mai visto.

Solo nel 2004 - per dare un’idea del fenomeno - i negozi hanno visto il loro giro d’affari contrarsi, mediamente, del 22%. Al collasso quelli più piccoli che risentono maggiormente della crisi e della concorrenza della grande distribuzione. I negozi di vicinato - sempre stando ai dati del rapporto economia - nel 2012 hanno chiuso con un bel -33%, seguiti a ruota - segnale davvero negativo - dalla media distribuzione (-26%).

I soldi sono così pochi che si taglia su tutto, anche sul cibo e si acquistano soltanto beni di prima necessità. Nulla di più. Lo conferma il fatto che anche il settore alimentare sia in sofferenza. Il 2011 non è stato un anno positivo (-3.3%), ma il 2012 ha visto un’ulteriore riduzione dei fatturati (-4,7%).

L’analisi dell’istituto studi e ricerche è chiara: dobbiamo mangiare, al supermercato andiamo tutti. Ma scegliamo il low cost. E soprattutto, sempre più spesso abbandoniamo il marchio noto e pubblicizzato e scegliamo i “private label”, per dirlo in parole più semplici, i prodotti con il marchio del supermercato. La catena punta alla fidelizzazione e il cliente cerca qualità e risparmio.

Senza dimenticare che sono sempre di più gli “affezionati” dei discount. E anche chi non li elegge suoi supermercati, qualche incursione, magari per compare due o tre prodotti selezionati, ce la fa.

Niente soldi, tocca risparmiare: i pantaloni e la camicia rimangono quelli dell’anno scorso. Il settore abbigliamento nel 2012 ha chiuso con un calo di fatturato dell’8,7%.

Dati davvero poco incoraggianti per un territorio che già deve fare i conti con una pesante crisi industriale. (C.S.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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