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Bagarre sulle commissioni Ceccotti: facciamone otto

Bagarre sulle commissioni Ceccotti: facciamone otto

32 consiglieri e soltanto 5 assessori valgono quasi 300mila euro di minori spese ma i gettoni resteranno più o meno gli stessi. Il presidente: prima l’efficienza

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MASSA. Milleduecento euro netti al mese: è lo “stipendio” medio che un consigliere comunale di Massa mette insieme con i gettoni di presenza a consiglio comunale e commissioni. Pochi, tanti, “il giusto”, quei soldi? Il dibattito sui costi della politica locale si riaccende in questi giorni con la proposta di Domenico Ceccotti, presidente del consiglio comunale, di portare a otto le commissioni permanenti consigliari. Erano dieci durante l’amministrazione Pucci, dovrebbero – attenendosi alla lettera al comma 1 dell’articolo 23 del Regolamento comunale – scendere a cinque (una per ogni assessorato, in sostanza) e contribuire a ridurre i costi della macchina politico-amministrativa di palazzo civico.

I risparmi già ci sono: per effetto della riduzione, da 40 a 32, dei consiglieri comunali stabilita per legge e per effetto della scelta del sindaco Alessandro Volpi di dimezzare (da 10 a 5 componenti) la giunta, oltre che di cancellare gli onerosi e semi-inutili delegati a Sport e “problemi di Marina”.

Otto consiglieri in meno significano una minor spesa di circa 110mila euro l’anno; il taglio degli assessori fa risparmiare attorno ai 180mila euro (escluse le spese per le segreterie). È già qualcosa. Non abbastanza, almeno per Stefano Benedetti, consigliere comunale del centrodestra, secondo il quale (vedi articolo a fianco) istituire 8 e non 5 commissioni consigliari, è una mancata occasione di un ulteriore riduzione della spesa per la politica.

“Il numero otto è giusto”, ribatte però Domenico Ceccotti, presidente del consiglio comunale e autore della proposta. «Non è con una commissione in più o in meno che si tagliano i costi della macchina politico amministrativa – sostiene – . Il nostro obiettivo deve essere quello della massima efficienza per dare ai cittadini risposte in tempi celeri ai problemi del territorio. Ebbene, in questa visione, limitare a cinque le commissioni sarebbe controproducente. Da una parte si riunirebbero più spesso per affrontare ogni argomento (vanficando così il risparmio ricercato); dall’altra parte si rischierebbe di non avere quella efficienza ricercata. Faccio un esempio: il vicesindaco Uilian Berti ha deleghe dai Lavori pubblici ad Ambiente, Cave, Protezione civile, Viabilità. Mi pare siua più razionale che siano due diverse commissioni a occuparsi di tutte questi temi piuttosto che una sola, che sarebbe costretta e riunirsi anche tre-quattro volte la settimana». Per Ceccotti, in altre parole, è «giusto ridurre i costi, ma il primo obiettivo è dare risposte alla collettività. Per questo ritengo che otto commissioni siano il numero adeguato. Poi, è chiaro, spetterà ai presidenti fare convocazioni oculate ed evitare riunioni solo per incassare il gettone di presenza».

Claudio Figaia

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