Sicurezza
Forte scossa, nuovo terrore in Lunigiana
Riunione della protezione civile a Fivizzano, sospese le verifiche tecniche alle abitazioni. La gente: non se ne può più
CASOLA. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 è stata avvertita ieri ale 16.40 in Toscana, con epicentro nuovamente fra Casola e Minucciano (ma sarebbe più spostato verso la Garfagnana) ha seminato nuovamente il terrore nella Lunigiana orientale, dove la gente si è riversata nelle strade, e fuori dalle tendopoli e dai centri di accoglienza istituiti dopo il sisma di magnitudo 5.2 avvenuto il 21 giugno scorso. «Non se ne può più», questo il commento generale. Il terremoto è stato avvertito bene anche sulla costa apuana. Ma sono soprattutto i comuni di Casola e Fivizzano ad essere martoriati. Il sindaco di Casola, Riccardo Ballerini, si era appena concesso una pausa, ed era a casa quando è arrivata la forte scossa delle 16.40. Lo abbiamo interpellato in tempo reale: «Nemmeno il tempo di fare una doccia. Torno subito in municipio. Mi sa che dovremo ricominciare da capo le verifiche alle abitazioni. Non si finisce più». Ormai il terremoto scandisce le ore nella Lunigiana orientale.
Ieri mattina, verso mezzogiorno, Ballerini aveva raccontato la situazione fino a quel momento: «Stamani ho firmato altre ottanta ordinanze di inagibilità totale o parziale di abitazioni, e le verifiche tecniche proseguono. La notte è stata dura: dopo le ultime scosse la gente è ripiombata nel panico», aveva detto Riccardo Ballerini. Ricordiamo le registrazioni dell’Ossevatorio sismico apuano di sabato 29 scorso: ore 11 magnitudo 3,4 (profonfondità 5 chilometri); stessa magnitudo anche alle 13,06 (profondità 4 chilometri). Epicentro Casola-Minucciano. Alle 15,13, scossa di magnitudo 2.4 con epicentro Monzone-Casola (profondità 8 km). Alle 18,28 magnitudo 2.5 con epicentro Codiponte-Casola (profondità 9 chilometri).
Rilevazioni che collimano con quelle dell’Istituto nazionale di geofisica, che ieri mattina ha registrato un’altra scossa alle 11,31, di magnitudo 2.2 ad una profondità di 8 chilometri. «Si è sentito un boato, e lo hanno avvertito soprattutto a Ugliancaldo ed Equi», aveva detto il sindaco Ballerini , raccontando che sabato sera sia nella palestra di Casola che nel campo tendato di Regnano era arrivata più gente del solito. «Le continue scosse non aiutano moralmente la gente. Ma al campo sportivo dove è stato allestito dalla Protezione civile della Regione Marche il campo tendato da 190 posti, finora non c’è andato nessuno, la gente preferisce dormire nelle tende in giardino per restare vicina alle proprie case». E ignaro della scossa che nel pomeriggio avrebbe rimescolato le carte, aveva notizia che la Protezionie civile sarebbe rimasta in Lunigiana ancora per un po’, ma forse non molto tempo. «Tutto subordinato alle verifiche tecniche alle abitazioni. Vorrebbero un dato definitivo lunedì (domani ndr), ma nel fine settimana sono arrivati i proprietari delle seconde case, che a Casola sono l’80 per cento». Le sette-otto squadre di tecnici sul territorio casolino, dovranno ora fare un ulteriore super lavoro dopo il nuovo terremoto. Il Comune di Casola incassa di Imu 350mila euro dalle seconde case e 100mila dalle prime».
Il conto dei senza tetto fra case inagibili totalmente e parzialmente, sarà quindi fatto nei prossimi giorni. C’è l’eventualità che il campo tendato allestito dalla Protezione civile della Regione Marche, nel campo sportivo di Casola, passi sotto la gestione del Comune. Per oggi alle ore 18 era già prevista un’altra riunione del Com (coordinamento) di Fivizzano per fare il punto sulla situazione. ma è stata anticipata d’urgenza a ieri alle 19,30.
La Protezione civile, a scopo prudenziale anche per l’incolumintà dei tecnici verificatori, ha sospeso i controlli alle abitazioni lesionate nei territori terremotati.
A Fivizzano finora ci sono state un migliaio di richieste di controlli alle case, e ne sono stati eseguite circa seicento. il sindaco Paolo Grassi ha già firmato 130 ordinanze di inagibilità, che vuol dire 200 persone che al momento non possono rientrare (anche se lo volessero) nelle loro abitazioni.
L’elicottero dei vigili del fuoco partito da Arezzo ha sorvolato nel pomeriggio le zone terremotate, e non sarebbero state rilevate situazioni di particolare aggravametno rispetto al sisma del 21 giugno.
Paura ieri pomeriggio per il presidente della Fir.Ser.Cb provinciale Maurizio Pietrini e altri due volontari dell'associazione di protezione civile: quando la terra ha tremato alle 16,40 stavano installando un ponte radio sul tetto di un'abitazione di quattro piani. «Una cosa indescrivibile a quell'altezza» racconta Pietrini che per le telecomunicazioni alternative, dal 21 giugno scorso è impegnato nell'emergenza terremoto. «Stavamo facendo il lavoro a Fazzano (480 metri sul livello del mare n.d.r) nella Valle del Lucido, quando è arrivata la scossa che ha fatto oscillare l'intero stabile. Era difficile stare in piedi, ci siamo dovuti sedere mentre uno di noi è scivolato sulle tegole ma non è successo nulla in quanto eravamo tutti e tre legati saldamente con le cinghie di sicurezza al tetto. Tantissimo lo spavento ma nonostante le successive minori scosse, è stato necessario terminare il lavoro. Era importante l'installazione del nuovo ponte radio che sommato agli altri sei in funzione ci permette di coprire in maniera capillare l'intero territorio». (c.car., m.l.)
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