Sicurezza
Erosione, persi oltre 100 posti di lavoro
Mille ombrelloni in meno, un danno da 2 milioni di euro e assunzioni a rischio. Cna al sindaco: non dimentichi il turismo
MASSA. I balneari non si sono mai conquistati - almeno non completamente - la simpatia dei massesi. Loro - ad onore del vero - hanno fatto il possibile per sfatare il mito di una categoria che lavora tre mesi e mette in cascina fieno per tutto l’anno. Del resto - e questo è innegabile - il settore turistico balneare garantisce una bella boccata d’ossigeno all’economia locale, messa a dura prova dalla crisi. Così quando la spiaggia se ne va, il danno non è solo ambientale, ma anche economico. Per gli operatori, certo, e per l’intera città. Senza dimenticare - e non è un dettaglio - che i milioni di euro finanziati dalla Regione per i lavori antierosione sono della collettività. Anche nostri, dunque. La mareggiata si porta via metri di arenile, 20 bagni rischiano di non aprire i battenti. Mille ombrelloni in meno - secondo conti di Cna - e centinaia di posti di lavoro, diretti e indiretti, a rischio.
Fatti due calcoli, il dato è poco incoraggiante. Mille ombrelli persi, valutato un affitto stagionale medio di mille euro (e sono pochi), significa un milione di euro in meno. Senza dimenticare che sotto l’ombrellone ci stanno loro, i bagnanti. Se si ipotizza che ad affittarlo sia una famiglia di 4 persone e che spenda circa 10 euro al giorno, ecco un’ulteriore riduzione del giro d’affari: 10mila euro in meno al dì per 90 giorni di stagione significano una perdita di 900mila euro. Circa 2 milioni, quindi, e i calcoli sono al ribasso. L’equazione è presto fatta: meno soldi nelle casse dei balneari meno disponibilità ad assumere. Tradotto: centinaia di posti di lavoro a rischio. E chi il contratto ce l’ha, causa maltempo, se lo vede posticipare. Scenario preoccupante, tanto che Cna lancia un appello al neo sindaco. Lo fa, a nome dell’intera categoria, Lorenzo Marchetti, neo presidente dell’associazione che riunisce anche stabilimenti aderenti ai consorzi, tra cui la stessa Riviera Apuana: «L’effetto dell'ultima mareggiata - spiega - potrebbe avere conseguenze pesantissime sulla tenuta fragilissima dell'economia del territorio già provata dalle difficoltà dell’artigianato e del commercio. Sarebbero almeno una ventina - Marchetti tira le somme - gli stabilimenti che non sarebbero nelle condizioni di aprire. La mareggiata ne ha compromesso anche le strutture”. E all’analisi segue l’appello ad Alessandro Volpi: «Il turismo, non solo balneare, è una delle poche risorse rimaste al nostro territorio e su cui dobbiamo puntare con decisione. Ci aspettiamo risposte, anche forti, per rianimare un comparto in difficoltà. Sarebbe un peccato dimenticarsene».
È il secondo appello che dal mare raggiunge Palazzo civico. Riviera Apuana, di fronte all’apocalisse ha, infatti, chiesto al neo sindaco di farsi carico dei lavori antierosione, fino ad ora affidati alla Provincia. Coordinamento regionale - questa la proposta - ed esecutività affidata al Comune.
Ora arriva anche la richiesta d’aiuto di Cna che sul tema dei lavori si concede poche - comunque chiare - parole: «C'è stata - precisa Marchetti - in questi anni una disattenzione da parte delle amministrazioni, sono mancate politiche turistiche e di sviluppo e programmazione di investimenti. Non abbiamo un piano dell’arenile - conclude- e questo la dice lunga. Lasciamo il giudizio sugli interventi ai tecnici. I risultati sono evidenti, in certe aree la situazione è addirittura peggiorata. Le scogliere sono solo l'inizio di un percorso di ricerca definitiva».
Attenzione ai cantieri, dunque e al lavoro. Perchè le assunzioni stagionali sono da sempre il primo ammortizzatore sociale per un territorio piegato dalla crisi.
Chiara Sillicani
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