Il Tirreno

Caos Croce Azzurra il giudice ordina: pagate 25mila euro

Primo risarcimento al soccorritore licenziato e reintegrato Volontari pronti a scendere in piazza per difendere la onlus

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MONTIGNOSO. Sono in arrivo i primi venticinquemila euro per Luca Invernizzi, il lavoratore due volte licenziato dalla Croce Azzurra e due volte vincitore in giudizio. Lo ha stabilito il giudice dell'esecuzione del tribunale di Massa ieri mattina: il conto della Croce Azzurra era stato pignorato quando la sentenza stabilì che Invernizzi era stato licenziato dalla Onlus, non per giusta causa ma per "ritorsione sindacale" e dopo che fu chiesto dal lavoratore, che non voleva tornare dipendente dell'associazione, un indennizzo e un risarcimento danni pari a 39 mila euro (in realtà l'atto di pignoramento prevede la somma del capitale dovuto aumentata della metà, per eventuali spese ulteriori o allungamento della pratica e per questo alla presidente della Croce Azzurra Isola Manfredi risulta un conto salato di 59mila euro, quando al lavoratore ne spetteranno soltanto 39 mila). Ieri mattina sono stati sbloccati dal conto della Croce Azzurra i primi, e unici, 25 mila euro presenti che adesso, secondo la disposizione, dovranno transitare sul conto bancario di Luca Invernizzi.

Di questo si occuperanno nei prossimi giorni le banche, ma all'appello mancano ancora altri 14 mila euro che la Onlus deve al suo ex dipendete. L'avvocato Alessandra Poletti ha già provveduto ad altri due pignoramenti di crediti vantati dalla Croce Azzurra nei confronti di terzi, in questo caso il Comune di Montignoso e la Asl1 di Massa Carrara. In pratica il comune, da convenzione, doveva alla Onlus 1.359 euro, che sono stati subito bloccati e indirizzati ad Invernizzi e lo stesso dicasi per la Asl, che ogni mese eroga alla Croce Azzurra 20 mila euro (secondo quanto dichiarato dalla presidente Manfredi) e da cui verrà sottratta la cifra mancante per risarcire Invernizzi. Dopo che al lavoratore sarà stata pagata l'intera cifra stabilita dal tribunale, il conto della Croce Azzurra tornerà ad essere libero.

Giustizia fatta dunque, anche se Invernizzi non ha ancora visto un soldo e più la Croce Azzurra ritarderà nei pagamenti più aumenterà quello che gli deve. Il caso sta avendo molto scalpore in città e all'interno del mondo del volontariato, anche perché, naturalmente, la Croce Azzurra cerca di difendersi, nonostante le due sentenze che danno piena ragione al lavoratore: i volontari stanno organizzando una manifestazione in piazza per urlare, pacificamente, la loro rabbia nei confronti di chi gli sta impedendo di fare del bene. Ma l'avvocato Poletti non vuole avere questa responsabilità, né tanto meno ci sta a fare la parte del lupo cattivo: «Io ho difeso un lavoratore che era pagato in nero- ribadisce il legale di Invernizzi- e sono riuscita a dimostrare che il suo secondo licenziamento è stato causato da una vera e propria ritorsione sindacale, nei confronti di chi chiedeva soltanto di svolgere il proprio lavoro in maniera dignitosa, come dovrebbe essere per tutti».

«Forse una cosa positiva questa storia l'ha generata- conclude l'avvocato Poletti- ovvero che all'interno della Croce Azzurra adesso si inizia a parlare di sindacato e di diritti dei lavoratori». Rimane aperta ancora una causa tra la Onlus e Luca Invernizzi, quella relativa al pagamento in nero antecedente il primo licenziamento. Intanto però, il caso Invernizzi ha fatto sorgere alcune domande che, per il momento, non trovano risposta: il lavoro nero alla Onlus è una realtà, o Invernizzi era solo un episodio assestante? I volontari svolgono realmente quel ruolo o sono dipendenti?

Manuela D’Angelo

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