Il Tirreno

Un tesoretto dalla vendita delle case popolari

Chiara Sillicani
Un tesoretto dalla vendita delle case popolari

Non c’è disordine, non c’è polvere, non ci sono gli scatoloni. Sono i dettagli a rivelarti che un trasloco è in corso: plichi sul tavolo di cristallo, i biglietti da visita ordinati in una piccola pila, l’agenda chiusa

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MASSA. Non c’è disordine, non c’è polvere, non ci sono gli scatoloni. Sono i dettagli a rivelarti che un trasloco è in corso: plichi sul tavolo di cristallo, i biglietti da visita ordinati in una piccola pila, l’agenda chiusa. Le foglie per terra: qualcuno ha pulito la grande pianta nello studio del sindaco. Pucci se ne va. Dopo quasi 14 anni (con intermezzo di 5): raccoglie le sue cose e lascia l’ufficio ad Alessandro Volpi. Lo fa - assicura - con serenità e, anche se non loro rivela, con un filo di commozione: «Credo di aver dato tanto». La (triplice) esperienza di primo cittadino lo ha «arricchito umanamente anche se si è presa una parte importante della vita. Ma - quasi frase da “testamento” - Pucci è «orgoglioso perchè la città, dai monti al mare, è cambiata. Parcheggi, strade, viabilità, illuminazione, fognature».

Certo non tutti i percorsi sono approdati alla meta: ancora da chiudere la partita del piano strutturale e del regolamento urbanistico. E una città - questa la contestazione più dura - che non decolla, che non sposa l’ottimismo: «La crisi è pesante e lo è a livello nazionale. Eppure da noi, rispetto ad altre realtà, continuano a tenere le esportazioni, è incoraggiante». Insomma, un contesto e una contingenza - questo il concetto - che non hanno premiato.

Qualche errore - Pucci dà uno sguardo al passato - c’ è stato. Ma su quelli l’ormai ex sindaco non focalizza lo sguardo: «Preferisco non menzionarli». Perchè - spiega - investono le relazioni, riguardano le persone e la capacità di giudicarle: «Parlarne ora - e chiude il capitolo - avrebbe poco senso». Ora che lui torna a fare l’imprenditore. Sia chiaro: la politica «non si abbandona mai», ma Roberto Pucci assicura che da oggi sarà in azienda «a tempo pieno, con i figli. Un ritorno al lavoro che mi sono creato in tanti anni. Spero di portare a casa qualche brevetto. Sarò spesso all’estero, una vita internazionale».

Eppure la sua ombra sugli arancioni rimarrà eccome. Lui in lista non c’era, in consiglio comunale non siede, ma “una dritta” ai suoi la dà fin da ora: «Serve un’opposizione costruttiva, senza preconcetti, diversa da quella che è stata concepita contro di noi», un’opposizione che guardi alle forze di rinnovamento. A quelle che si concretizzano nell’associazionismo che sostiene Volpi e - parola di Pucci - negli «innesti» del Pd. Innesti, il nuovo che trova spazio e fiorisce: «Il partito democratico - l’ex sindaco non edulcora - non è cambiato e passa dal 37% del 2008 al 23,8%. Un segnale chiaro per la dirigenza, però - ecco la parola clou - ci sono degli innesti - e pensa soprattutto a Giacomo Bugliani - che spero rappresentino la novità».

Il dado è tratto e Pucci non è uomo da “se” e da “ma”. E si concede soltanto una sintetica analisi del voto: «Non mi aspettavo questa vittoria schiacciante , ho sbagliato nell’ ipotizzare che, come alle precedenti amministrative, il Pdl si attestasse intorno al 20%. Una parte del voto di centro destra si è spostato. Se la coalizione che ci ha sostenuto nel 2008, lo avesse fatto anche a questa tornata avremmo vinto. Il voto espresso non è stato contro la giunta uscente di cui hanno fatto parte l’attuale sindaco e la seconda candidata per numero di voti». Pucci ne è certo: «Abbiamo lavorato bene, fatto i conti con un’alluvione, una tragica frana, due terremoti, mareggiate e pesanti tagli ai trasferimenti statali. E una crisi - sottolinea - che ha caratterizzato gli ultimi 5 anni. Ma - e passa in rassegna quelli che ritiene segnali di buon operato - abbiamo risanato il Cermec, Evam e Casa Ascoli. Garantito, grazie a Master, un risparmio annuo per il Comune di 2 milioni e mezzo di euro». Poi c’è un tema di attualità, oggetto anche della campagna elettorale: il turismo come strumento di rilancio. «All’amministrazione spetta- sintetizza Pucci - creare le condizioni, il resto lo fanno gli imprenditori». Poi allunga lo sguardo: eccolo lì - e indica un plico - il progetto per 140 camere alla Turimar c’è». E non aggiunge un a parola.

Raccoglie le sue cose e gli occhi finiscono su un mazzo di fiori. Arancioni: «Ah, non devo dimenticare di portarli via».

 

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