Il Tirreno

Tutti i flop a confronto: dai Cinque Stelle al Pd

di Aronne Angelici
Tutti i flop a confronto: dai Cinque Stelle al Pd

E’ davvero una debacle passare da zero consiglieri comunali a tre? Ecco come perdere 5.000 voti ma centrare tutti gli obiettivi politici

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MASSA. C’è flop e flop. Specie se la matematica diventa opinione, politica s’intende. E’ un flop quello del Pd passato dai 13.226 voti del 2008 agli attuali 8659? E’ un flop quello dei grillini passati dai mille voti e spiccioli delle comunali del 2008 ai 3375 voti dell’oggi, da nessun consigliere a tre consiglieri? E’ un flop quello del Pdl che nel 2008 aveva 6956 voti e ora ne ha raccolti 1.857?

Beh, sul terzo caso forse non c’è bisogno nemmeno di accennare ad un briciolo di discussione. Più che nei numeri il fallimento del partito di Berlusconi è soprattutto politico, degli organi regionali e del commissario Mugnai che non è riuscito nella pur difficile impresa di conciliare posizioni diverse e anche personalismi accesi. Non possiamo imputare nulla a Stefano Caruso: lui ha fatto la sua battaglia politica, doveva essere il partito a vedere e prevedere la disfatta. E non ci voleva molto. E così invece che la corsa per un ballottaggio possibile (suggerito dal 20% alle recenti politiche) c’è stata la corsa per un posto da consigliere comunale. Bel colpo per un partito di governo.

Torniamo ai grillini. La bora di febbraio si è trasformata in brezza, la nave ha bruscamente rallentato in vista di quello che poteva essere un porto sicuro all’orizzonte: il faro del ballottaggio e dopo chissà? Magari Massa come Parma, perché no.

Ma le comunali non sono le politiche e soprattutto tre mesi romani non sono evidentemente piaciuti a chi aveva visto in Grillo un’alternativa vera alla partitocrazia e alla Casta. Una battuta di arresto ma, crediamo, non la fine di tutto. Anzi. Governare è un’arte difficile e l’essere entrati in consiglio comunale per i grillini va considerato un buon risultato: è la terza lista più votata, tremila e passa voti per tante altre formazioni con più storia alle spalle sono un traguardo, quasi un sogno, e non una partenza. Allora flop? Diciamo mezzo: flop rispetto alle aspettative, i numeri dicono altro.

E’ un flop quello del Pd? Se guardiamo i numeri, i voti ricevuti, quelli persi (5400 circa in cinque anni) certamente sì. Non è flop ma un buon risultato se invece andiamo ad esaminare gli obiettivi politici raggiunti: 1) ritorno nella stanza dei bottoni con un peso specifico notevole (9 consiglieri); 2) riunificazione di gran parte del centrosinistra: il Pd è quello che più di tutti ha spinto per le primarie e anzi ha costretto i suoi elettori a votare un numero impressionante di volte; 3) possibilità a questo punto, obiettivo politico per il futuro prossimo, di governare il rinnovamento che tutti chiedono sulla scia della strada aperta insieme ad Alessandro Volpi.

Per raggiungere questi obiettivi il Pd ha fatto - qualcuno dirà che è stato costretto - un passo indietro, togliendo un po’ di assi al suo recinto elettorale (che rimane fortissimo). Condizione prima per recuperare in futuro anche i numeri persi è dare il massimo del contributo per far lavorare bene l’amministrazione Volpi.

Un contributo di idee. L’esecutivo, il suo sindaco e i suoi assessori-collaboratori, devono avere dal Pd e dai partiti della coalizione, come vorrebbe una buona politica, sostegno e perchè no, controllo e stimolo nell’esecuzione del programma elettorale e nell’affrontare le emergenze che sono sempre dietro l’angolo.

C’è chi teme un ritorno al passato, ai giochi di potere, all’immobilismo. Ma la nave è diversa, il timoniere pure: attenzione agli scogli.

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