Il Tirreno

«Sfratti razzisti»: caos in commissione

«Sfratti razzisti»: caos in commissione

La Bienaimè accusa il Comune: «Fate sgomberare due famiglie marocchine senza giustificazione»

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CARRARA. Ecco che una commissione consigliare che aveva tutta l'aria di concludersi nel migliore dei modi finisce in bagarre. L'occasione è stata la Commissione Sociale di ieri, presieduta da Carlo Boni (Pd). La buona notizia infatti è che, in seguito alle osservazioni portate all'attenzione della direzione ai servizi abitativi, è stato approvato e messo a punto un nuovo iter procedurale riguardo alle modalità che verranno applicate per determinare quando un alloggio può dirsi improprio. Se fino ad oggi l'incarico era assegnato alla Asl, d'ora in poi saranno gli stessi uffici urbanistici comunali ad effettuare sopralluoghi ad hoc, al fine di verificare le effettive condizioni delle abitazioni. È stato così che, nei giorni scorsi sono stati passati in rassegna dei tecnici comunali i 18 alloggi dichiarati impropri dall'Azienda Sanitaria di cui però solo 4 sono risultati effettivamente inabitabili. «Il problema - afferma la Dirigente ai servizi sociali Daniela Tommasini - era rappresentato soprattutto dall'altezza dei soffitti che, come sosteneva a ragione il consigliere Claudia Bienaimé (IdV), nelle parti storiche della città non possono in alcun modo raggiungere l'altezza di oltre 3 metri fissata dalla Asl». Fin qui insomma tutto bene, soddisfazione da parte di Bienaimé che ha visto riconoscere dall'intera commissione le proprie ragioni, riuscendo addirittura ad inaugurare una procedura del tutto nuova.

Lo stesso però non si è potuto dire dell'ulteriore questione che il consigliere ha fatto emergere: ordinanze immediate di sgombero per alcune famiglie extracomunitarie.

Sull'argomento i toni si sono pesantemente alzati, fino a far affermare a Bienaimé: «Non posso far altro che pensare che l'Amministrazione stia facendo una campagna finalizzata allo sgombero delle famiglie extracomunitarie, avvicinandosi a politiche leghiste: è una vergogna!». Lo sfogo del consigliere deriva in particolare da due casi specifici che, avverte, «rischiano, se non bloccati sul nascere, di uscire dalla casistica singola per diventare un modus operandi del Comune».

I fatti. Una famiglia di origine marocchina, con due figli, un neonato e uno frequentante l'asilo, è rientrata in Marocco per un paio di mesi per motivi burocratici e familiari: al ritorno ha trovato l'ordinanza di sgombero da effettuarsi entro 30 giorni. Ad un anziano marocchino invece, già fatta richiesta di ricongiungimento familiare con la propria moglie, che abita da circa un anno ormai insieme al marito in un alloggio Erp, tornato dal proprio Paese dove era andato per un breve periodo, è stato egualmente recapitata un'istanza di sgombero.

Causa: non solo la "mancata occupazione stabile dell'alloggio" ma anche la presenza della moglie all'interno dell'alloggio che non sarebbe stata comunicata all'ente gestore.

«Le famiglie in questione - fa presente Bienaimé, mostrando tutti i documenti presentati da entrambi nuclei familiari, compresa la comunicazione del regolare ricongiungimento familiare cui l'Erp non si sarebbe opposto - sono cittadini modello, sempre in regola con i pagamenti di affitto e bollette, come attesta lo stesso Erp che, non a caso, ha espresso voto contrario allo sgombero. Per quanto riguarda la residenza stabile - aggiunge - ho analizzato più di un regolamento e in nessuno c'è scritto, come al contrario in questa sede si afferma, che un'assenza superiore ai 3 mesi per recarsi nel proprio Paese, fa decadere il diritto all'alloggio regolarmente assegnato. Inoltre - conclude - anche ammettendo che così fosse nessuna delle due famiglie si è assentata per oltre 2 mesi».

Se da parte di Enrico Isoppi (Pri), c'è stata una contestazione agguerrita delle posizioni espresse da Bienaimé, «sono questioni tecniche e casi singoli di cui non è il caso di discutere in commissione», ha sottolineato, sostenuto in parte anche da Roberto Conserva (PSI) e dallo sdegno di Boni che ha tenuto a sottolineare come non sia ammissibile accusare l'Amministrazione di razzismo ma anche di essere disponibile ad un approfondimento, favorevoli ad andare a fondo alla questione per vederci più chiaro si sono detti Giuseppe Scattina (Fds), Federico Bonni (M5S) e Maria Elena Musetti (Pdl). «Da parte mia - ha concluso Bienaimé - non mi fermerò qui, ho già fatto presente il problema al Sindaco che fino ad ora non mi ha risposto; presenterò una mozione al prossimo Consiglio Comunale e, se sarà necessario, sarò presente per oppormi a questo vergognoso sgombero».

Barbara Monaco.

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