Il Tirreno

Il miracolo Giusti si ripete

“Gioietta”: mai un intervento in aula ma consensi da leader

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MASSA. Il “miracolo” Gioietta si è ripetuto. Giovanni Giusti, 65 anni, soprannome Gioietta, è stato ancora una volta rieletto in consiglio comunale – è dal 2003 che sta lì, prima con Democrazia Repubblicana, poi con la Margherita, quindi per il Pd – e ancora una volta con un record di preferenze: 1.016 (per dire: più di tutti i voti presi da Dalle Luche o da Amorese), superato soltanto per 50 schede con il suo nome dal compagno di partito Giacomo Bugliani.

Continua, dunque, la leggenda di Giusti, politico che rifugge la ribalta, che in consiglio comunale non spiccica o quasi parola, che anche nell'ultima legislatura si sarà alzato un paio di volte l'anno dal seggio – e solo per qualche breve dichiarazione di voto o per uscire dall’aula (dopo aver incassato il gettone) –, del quale pochi ricordano una sola iniziativa politica di rilievo. Ma che è capace di ottenere consensi da leader carismatico.

C’è un episodio che meglio di tutti illustra la sua avversione all’uso del microfono. Nel 2008, a inizio legislatura, sarebbe toccato a lui, in qualità di consigliere anziano (cioè il più votato, aveva preso 1.078 preferenze) presiedere la prima seduta del consiglio comunale. Non lo fece: quel giorno neanche si presentò in aula. Mandò una lettera in cui diceva che “improrogabili impegni” lo trattenevano fuori città.

Ma come fa Giusti a ottenere, comunque, tante preferenze? Lo ha spiegato lui stesso: un impegno che dura tutto l’anno a risolvere piccoli grandi problemi con l’amministrazione - ogig una buca in strada, domani il certificato che ritarda o la pratica da portare a buon fine. Giusti lavora, insomma come un facilitatore: ogni giorno, di buon mattino, lo vedono in municipio con una cartellina sotto braccio per aiutare gli amici-conoscenti-elettori a sfidare la burocrazia. Poi, riferisce lui stesso, aiuta a compilare il 730, indica alle persone a quali uffici rivolgersi. Senza contare che è anche impiegato all’Agenzia dell’Entrate. Cosa che, dice «aiuta, ma non basta».

Per i suoi detrattori, il consenso di Giusti è il simbolo di una città che non cambia mai. Di siscuro è una macchina raccogli voti da studiare.

Claudio Figaia

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