Trasporti
Massaggi hard, chiuso il centro cinese
Otto persone (due italiane) denunciate per sfruttamento della prostituzione. In un computer trovati i nomi dei clienti
MARINA DI MASSA. In via Ascoli fino all’altra mattina c’erano due centri estetici: uno praticava massaggi hard, l’altro no. Nel primo (cinese) la clientela, composta soltanto da uomini, faceva la fila per entrare; l’altro (massese) frequentato esclusivamente da donne era decisamente meno trafficato.
La squadra mobile, con un blitz nel locale gestito dagli orientali, che si chiamava Limone, ha smantellato l’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Otto persone denunciate e il negozio (di proprietà di una società italiana che si è detta all’oscuro di tutto) sequestrato, con buone possibilità che il provvedimento si trasformi in confisca. Tutto mentre nel vero centro massaggi, esattamente di fronte, le dipendenti applaudivano gli agenti.
L’irruzione è frutto di una complessa indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Conforti, durata almeno cinque mesi. Gli uomini di Antonio Dulvi Corcione hanno prima spiato i clienti che entravano e uscivano da quel centro, decisamente strano visto che aveva le vetrine coperte da adesivi pubblicitari. Anche l’orario di apertura (9-22) lasciava più di un dubbio negli inquirenti. Così sono state piazzate delle cimici e da quei microfoni sono state raccolte intercettazioni ambientali inequivocabili: si sente la ragazza proporre l’extra e più di un cliente che accetta e che anzi chiede di andare nella vasca. La parola d’ordine per far capire a chi stava alla reception che l’intento non era quello di un massaggio normale era romantico. La donna, anche lei cinese, che aveva in gestione il locale a quel punto faceva scegliere con che ragazza accomodarsi. Poi era sempre lei che incassava i soldi. Le massaggiatrici hard non chiedevano soldi.
La squadra mobile al momento del blitz ha trovato un cliente, che è stato portato in questura e interrogato. Ha collaborato, ma ha chiesto ai poliziotti di trattare la cosa con discrezione, sia per la sua posizione sia per tenere nascosta la scappatella alla moglie. E già perché si tratta di un professionista decisamente conosciuto in città, anche se Corcione non ha voluto rivelare alcun particolare dell’inchiesta. Ma il professionista non è il solo a rischiare grattacapi, dato che in via Ascoli sono stati visti anche politici locali. E guarda caso sceglievano tutti le tecniche orientali per rilassarsi. Tutte persone che potrebbero essere convocate dalla squadra mobile per avere conferme sulle prove raccolte finora. Come? Nel centro Limone sono stati sequestrati alcuni computer, in uno ci sono segnati i nomi delle persone che lo hanno frequentato dalla sua apertura (estate scorsa) a ieri. Tutte prestazioni registrate e fatturate, quindi chi c’è stato può stare tranquillo che nel giro di qualche settimana riceverà una convocazione da parte della polizia.
Il giro era decisamente redditizio: nei primi mesi mediamente suonavano al campanello del Limone una ventina di uomini, adesso invece ci si era attestati intorno alla dozzina. Ma quasi tutti concentrati tra le 13.30 e le 15, quando solitamente chi lavora è in pausa pranzo.
Oltre alle ragazze cinesi sono finiti nei guai anche due italiani che hanno fatto da prestanomi per l’apertura del centro, fornendo quei titoli indispensabili per un’attività che ha a che fare con la salute. Invece i proprietari del fondo si sono detti all’oscuro di tutto e per ora nei loro confronti non c’è alcun tipo di provvedimento. Le orientali invece sono accusate di sfruttamento della prostituzione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
