Sicurezza
«Uccise la madre», condannato a 14 anni
Il figlio era volato insieme all’anziana mamma dal balcone di casa. Risarcite le due sorelle: 60mila euro la provvisionale
CARRARA. Nel luglio scorso volò insieme alla madre di 81 anni giù dal balcone di casa, in una palazzina di viale Zaccagna a Marina. La donna, Armandina Giannarelli, con il fisico già minato dall’età e dall’ Alzeheimer, morì sul colpo.
Il figlio 50enne, Ioselito Marchini, dopo il ricovero in ospedale per le ferite riportate a seguito della caduta, è finito a processo, con l’accusa di omicidio volontario aggravato della mamma.
Il giudice Ermanno Di Mattia ieri, nel processo che si è celebrato in tribunale a Massa con il rito abbreviato, lo ha condannato a 14 anni di reclusione.
Pena esemplare: condannato a 14 anni. Una pena esemplare: il pubblico ministero, Alessandra Conforti, nella sua lunga requisitoria aveva chiesto la condanna a 9 anni, ritenendo le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti (il legame di sangue con la madre) e considerando che la capacità di intendere del Marchini fosse “scemata” al momento della tragedia.
L’avvocato difensore, Stefano Rossi, aveva chiesto in prima istanza l’assoluzione, puntando sull’infermità mentale del suo assistito, e in seconda battuta una condanna più lieve, facendo prevalere le attenuanti generiche.
La vicenda. La vicenda risale al luglio scorso. Madre e figlio volarono dal terrazzo di casa, in un complesso di condomini, la residenza Milena, a Marina, nei pressi dell'area retroportuale. L’anziana, Armandina Giannarelli, morì sul colpo, riversa nel cortile. Dopo un volo di cinque metri. Insieme a lei si era lanciato anche il figlio Ioselito Marchini, 50 anni che riportò gravi ferite. Secondo l’accusa sarebbe stato proprio lui a gettare dal terrazzo la madre e poi a tentare il suicidio. Il figlio, forse preoccupato dall’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, malata di Alzheimer, che accudiva da anni, già da prima che, tre anni fa, morisse il padre, avrebbe compiuto un gesto estremo. Decidendo di mettere fine, ancora una volta insieme, e per sempre alle loro vite. Con un volo di cinque metri, nel cortile di casa.
Il processo. Il rito abbreviato concesso dal giudice De Mattia non è stato condizionato a una nuova perizia psichiatrica sull’imputato: per il giudice De Mattia è stata sufficiente, infatti, la relazione effettuata del consulente tecnico della Procura. Ieri quindi c’è stata la discussione e, dopo una lunga camera di consiglio, la sentenza.
La guerra di perizie. Per avvalorare la tesi difensiva e l’innocenza proclamato dal figlio della 81enne deceduta, è stata depositata anche una relazione tecnica, affidata ad un consulente di parte che, sulla base della ricostruzione di quanto avvenuto il 2 luglio dello scorso anno, e in particolare dalla disposizione dei corpi sul cortile, dimostrerebbe che l’anziana non sia stata gettata dal terrazzo.
Tesi rigettata dall’avvocato delle parti civili, Alessio Menconi, che, proprio partendo da come erano stati rinvenuti i corpi di madre e figlio dopo il tragico volo dal balcone, ha contestato la possibilità di un gesto volontario da parte della madre. Sia per le condizioni fisiche che per le forze della donna.
Risarcite le sorelle. Le due sorelle di Ioselito si sono costituite parti civili, nei confronti del fratello finito sotto accusa, e condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, per la morte della madre.
Prima di tutto per sapere con chiarezza quanto accaduto quel primo pomeriggio di luglio in cui morì precipitando dal balcone la loro madre.
Il giudice Ermanno De Mattia ha accolto le richieste di risarcimento delle due sorelle di Ioselito Marchini, Stefania e Manuela: è stata quindi stabilita, insieme alla sentenza, una provvisionale di 30mila euro ciascuna.
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